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Alessandro Barbano, scrittore e giornalista (condirettore del Corriere dello Sport), intervistato da “Il dubbio” sul caso dei fuorionda di “Striscia la Notizia” che hanno coinvolto Andrea Giambruno, ormai ex compagno della premier Giorgia Meloni, ha detto chiaramente che si è trattato di una violazione della democrazia. Ormai, secondo Barbano, siamo in una «democrazia giudiziaria-mediatica».
Sempre con riferimento al caso Giambruno, Barbano ha detto che “siamo di fronte ad una gravissima emergenza. Non ci accorgiamo più del livello di violazione dei diritti fondamentali che la democrazia subisce da un uso distorto del potere mediatico. Esiste una questione pregiudiziale che in uno Stato di diritto viene prima della valutazione del fatto”. Secondo il condirettore del Corriere dello Sport, inoltre, pochi considerano che Andrea Giambruno in verità è stato la vittima dell’ iniziativa della trasmissione Mediaset, e non il responsabile di parole e azioni disdicevoli. “La maggior parte delle testate invece si è concentrata sul merito delle parole di Giambruno – precisa il giornalista – disconoscendogli, in ragione del disdoro, lo statuto di vittima. In realtà siamo noi le vittime di quella violazione, che offende la dignità di una democrazia liberale, spiandola in uno dei luoghi più sacri, la redazione. Sacro non per un privilegio riconosciuto ai giornalisti, ma perché in quel luogo si costruisce il pluralismo.”
“Il giorno dopo la trasmissione di Striscia pochi giornali, e tra questi il Dubbio, si sono chiesti se sia digeribile il fuorionda di un giornalista nel contesto in cui è stato carpito. Nessuno sembra accorgersi che quel fuorionda rientra nel novero delle intercettazioni preventive, simili a quelle dei Servizi Segreti.”
Alessandro Barbano ha poi spiegato che le intercettazioni preventive sono eseguite senza un titolo di reato e senza l’autorizzazione di un giudice. Nella dimensione dei media coincidono con i dialoghi captati e diffusi senza una ragione informativa che non sia l’obiettivo di assumere una persona come bersaglio, come nel caso di Giambruno. E questo, aggiungiamo noi, indipendentemente dalla rilevanza del personaggio e soprattutto del legame affettivo con un’ importante carica dello Stato. È difficile pensare, questo è il nostro parere, che possa esserci un fondato interesse pubblico a conoscere di fatti così personali, captati “a telecamere spente” durante la pausa di alcune trasmissioni televisive. Diciamo che il diritto di cronaca confligge con il diritto alla riservatezza di un personaggio pur di pubblica rilevanza. Qui ad essere in discussione non è tanto l’ onorabilità della Meloni, quanto quella, pur moralmente discutibile, del partner.
Ci spostiamo dal piano penale a quello morale? (chiede l’ intervistatore)
“Non ci sono più due piani – risponde Barbano. Ormai processo penale e processo mediatico sono la stessa cosa. C’è un travaso e una confusione di paradigmi giudiziari e giornalistici. Siamo una democrazia giudiziaria-mediatica.”
