Due giorni fa uno degli innumerevoli bombardamenti su Gaza City e dintorni hanno ucciso il poeta e intellettuale Refaat Al Areer, 44 anni.
Per Ramy Abdul, docente di diritto e presidente dell’Euro-Med Human Rights Monitor, l’ uccisione di Refaat non è stata affatto casuale: «L’altro ieri – ha scritto Abdul su X (Twitter) – Refaat ha ricevuto una telefonata dai servizi segreti israeliani che gli dicevano di averlo localizzarlo nella scuola dove si era rifugiato. Lo hanno informato che lo avrebbero ucciso. (Refaat) È uscito dalla scuola per non mettere in pericolo gli altri, alle ore 18 è stato bombardato l’appartamento di sua sorella in cui sono rimasti uccisi lui, la sorella e i suoi quattro figli».
Al Areer non è certo il primo né l’ ultimo degli intellettuali palestinesi eliminati da Israele, anche prima di questo conflitto. È opinione diffuse che la maggior parte di questi assassini siano stati deliberati, per eliminare parte importante della società civile, quella che dà linfa e sostanza alla coscienza ed alla rivolta palestinese.
Poeta, romanziere, traduttore e professore di letteratura che ha ispirato una generazione di scrittori palestinesi a Gaza, Al Areer è stato l’editore di Gaza Writes Back, una raccolta di racconti di giovani scrittori tradotta anche in italiano. E anche uno dei fondatori di We Are Not Numbers, una piattaforma per i giovani di Gaza che non vogliono essere considerati solo dei numeri in elenchi di vittime. La sua passione era la lingua inglese.
