ma.bu.
Sono passati 40 anni da quel 16 ottobre 1984 e dalla pubblicazione di “Siberia”, album diventato iconico dei fiorentini Diaframma, il primo con la Ira Records, tanto che vi sarà una tournée per festeggiarlo.
É il primo album della band fiorentina e viene tutt’oggi considerato come un punto di riferimento per la scena new wave italiana. La musica è fortemente influenzata dai gruppi post-punk inglesi (primi tra tutti i Joy Division il cui frontman, Ian Curtis, era tragicamente scomparso 4 anni prima): atmosfere dark e testi simbolisti e talvolta ermetici che esprimono un forte disagio interiore.
A proposito del disco, il leader Federico Fiumani ha di recente dichiarato che dopo (Siberia) non ho più realizzato un album così incisivo e generazionale. Aveva ragione mia madre: sono canzoni con cui ho firmato la mia pensione.
Siberia, oltre che la title-track, è anche il brano più rappresentativo del disco; buona parte è farina del sacco di Federico Fiumani, voce e chitarra del gruppo.
Il brano è un originale pezzo post punk e gotico allo stesso tempo. Fantastici gli arpeggi di chitarra, ma è soprattutto il basso di Leandro Cicchi a dare peso e centralità.
La Siberia dei Diaframma non è quella geografica, ma una Siberia figurata, dell’anima,contraddistinta dall’anelito verso un valore che possa intrappolare un freddo interiore difficilmente sostenibile.
