8 anni fa moriva Leonard Cohen. Lo ricordiamo con “Hallelujah”.

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8 anni fa moriva Leonard Cohen. Lo ricordiamo con “Hallelujah”.

Manuel M Buccarella

Il 7 novembre 2016 moriva a Los Angeles il cantautore e poeta canadese Leonard Cohen. Era nato a Montréal il 21 settembre 1934.

Lo ricordiamo con uno dei brani più belli ed intensi, “Hallelujah”. “Hallelujah” in ebraico significa “preghiamo/lodiamo Dio” ed è presente frequentemente nell’Antico Testamento. Continua ad essere utilizzata, parte anche nella tradizione cattolica, come formula di ringraziamento a Dio, spesso quale chiusura o risposta alle preghiere.

Questa formula sacra è stata rilanciata a livello artistico già nel 1984 da Leonard Cohen.

Del brano esistono innumerevoli cover ad opera di altri artisti, tra le quali ebbero particolare successo quelle di John Cale (1991), Jeff Buckley (1994), Rufus Wainwright (2001) e Alexandra Burke (2008).

“Hallelujah”, nella sua versione originale, è in 6/8, che evoca sia valzer che tempo gospel. Il tema religioso non è l’unico argomento attorno al quale ruota il brano, che tratta anche di una storia d’amore finita male e di esperienze di vita non proprio felici.

Nel descrivere la canzone, Cohen ebbe a dire: «Questo mondo è pieno di conflitti e pieno di cose che non possono essere unite ma ci sono momenti nei quali possiamo trascendere il sistema dualistico e riunirci e abbracciare tutto il disordine, questo è quello che io intendo per alleluia. La canzone spiega che diversi tipi di alleluia esistono, e tutte le alleluia perfette e infrante hanno lo stesso valore. È un desiderio di affermazione della vita, non in un qualche significato religioso formale, ma con entusiasmo, con emozione. So che c’è un occhio che ci sta guardando tutti. C’è un giudizio che valuta ogni cosa che facciamo.»

Secondo Alan Connor della BBC, le due diverse versioni di Hallelujah realizzate da Cohen, «una biblica e una secolare, ci portano attraverso un immenso spettro di luoghi emozionali, con le diverse alleluia ad esprimere disperazione, estasi sessuale e devozione religiosa».

Dorian Lynskey del Guardian scrisse che i versi del brano «abbracciano in modo criptico i temi dell’amore, del sesso, della violenza, della religione e dell’atto stesso di scrivere canzoni».

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