Luciano Graziuso
DONALD TRUMP DISTACCA NETTAMENTE KAMALA HARRIS E TORNA A GUIDARE GLI STATI UNITI. E’ IL MALE MINORE? E’ stata senza alcun dubbio un’ardua decisione, quella che hanno dovuto prendere i cittadini americani recatisi alle urne per eleggere il loro nuovo presidente. E’ pur vero che storicamente molto spesso gli USA, soprattutto ultimamente, non abbiano sfornato dei leader illuminati, ma forse mai come in questa occasione la scelta è stata veramente difficile a causa del livello non certo elevatissimo di entrambi i candidati. Da un lato, per i democratici, si era presentata Kamala Harris (in sostituzione di Biden, ormai palesemente sempre più incapace di svolgere il proprio ruolo), fino all’ultimo immotivatamente ottimista in modo estremo della propria vittoria, ai limiti della spocchia; dall’altro, per i repubblicani, Donald Trump che, con tutti i suoi limiti, ha però saputo, in campagna elettorale, vendersi bene al popolo statunitense, individuando i suoi reali bisogni e parlando, ove necessario, anche alla “pancia” dei cittadini con l’obiettivo, nettamente raggiunto, di rientrare alla Casa Bianca per la seconda volta.
Ma analizzando il risultato del voto, quali possono essere stati i principali fattori che lo hanno determinato? Ecco le ragioni più importanti per cui, secondo noi, ha trionfato il leader repubblicano.
GLI ERRORI DI KAMALA HARRIS
La leader democratica ha perso principalmente per non aver saputo intercettare i reali bisogni dei propri connazionali: nel parlare ad un’America sempre più povera, la Harris non ha mai esposto ai soggetti economici delle reali soluzioni alla crisi, ma si è limitata quasi esclusivamente a parlare dell’importanza dei diritti civili (su tutti quello all’aborto) e della difesa della democrazia; argomenti, senza dubbio, di grande nobiltà e valore, ma che, visti i periodi sempre più bui che si trovano ad affrontare gli statunitensi, hanno inevitabilmente avuto poca presa sull’elettorato. Kamala ha inoltre pagato, questo non per colpa sua, la pessima “eredità” lasciatele da Joe Biden, ma ci ha messo indubbiamente del suo portando avanti una campagna elettorale a dir poco confusa, basata quasi esclusivamente sugli attacchi personali al suo rivale (sfociati molto spesso addirittura in insulti) e troppo poco sul proprio programma da portare avanti; emblematica, per far capire meglio questo concetto, la risposta data ad un giornalista che le ha chiesto se avrebbe fatto qualcosa di diverso da Biden : “Non mi viene in mente niente” … . Infine, forse il punto più importante, si è dimostrata assolutamente incapace di intercettare il forte desiderio di pace del suo popolo, spendendosi sempre in dichiarazioni pro-NATO, pro-Kiev e soprattutto estremamente ostili nei confronti della Russia e di Putin, mettendo sempre più a rischio la sicurezza degli americani e soprattutto quella (economica) delle classi medie, colpite da una grave crisi che mette a nudo impietosamente l’incapacità dei democratici di contrastarla nei quattro anni in cui hanno governato. I cospicui fondi, inviati a più riprese all’Ucraina per alimentare una guerra non voluta da gran parte del popolo, e sottratti inevitabilmente all’economia interna, sono stati quindi secondo noi la ragione principale della sconfitta.
LA FURBIZIA DI TRUMP
Il leader repubblicano, al contrario, è stato bravissimo a comprendere i reali bisogni degli elettori statunitensi, insistendo in particolare proprio sulle promesse di far tornare grande l’America, di non mandare più neanche un dollaro a Zelensky e di far cessare tutte le guerre. Nello stesso ambito economico, l’altra intenzione dichiarata è stata quella di riequilibrare gli scambi commerciali con i Paesi europei, ora tutti a vantaggio di questi ultimi.
Al di là del fatto che la sua politica si rivelerà o meno fedele a questi intendimenti, va sicuramente riconosciuta al tycoon una grande capacità comunicativa e di intercettazione dei veri desideri e delle aspettative delle classi più toccate dalla crisi economica che sta colpendo gli USA; il saper parlare egregiamente “alla pancia”( e al portafoglio…) dei cittadini è stata perciò decisiva nel fargli conseguire l’obiettivo.
CONCLUSIONI
E’ proprio questa la domanda che molte persone si stanno ponendo in questi giorni: Donald Trump manterrà le proprie promesse?
Sarebbe indubbiamente una splendida notizia, non solo per l’America ma per il mondo in generale, se il tycoon si impegnasse realmente nel far cessare tutte le ostilità che vedono coinvolti gli Stati Uniti. Dal nostro punto di vista, siamo cautamente ottimisti almeno per quanto riguarda il conflitto russo-ucraino, poiché il futuro Presidente Usa ha più e più volte dichiarato che metterebbe subito fine ad esso costringendo le parti ad un negoziato, ma soprattutto per il fatto che ha subito almeno due attentati, per fortuna senza gravi conseguenze, a nostro avviso proprio per le sue posizioni antibelliciste in un Paese che ha una forte tradizione imperialista e suprematista. Inoltre poco tempo fa ha definito Zelensky “un bravo venditore” e gli va riconosciuto che nel suo precedente mandato non ha scatenato nessun conflitto.
E’ riguardo alla situazione mediorientale che purtroppo le speranze di pace si indeboliscono notevolmente, data la vicinanza di Trump ad Israele e l’ostilità verso l’Iran, più volte da lui rimarcate; speriamo vivamente di sbagliarci, ma prevediamo altre sofferenze per Palestinesi, Libanesi, Siriani etc.
