I soldati israeliani la chiamano «kill zone» o «line of the dead bodies» e si estende fin dove l’occhio del cecchino può arrivare. Non ha confini precisi, la zona dei corpi morti ha frontiere immaginarie. Si trova all’altezza del corridoio Netzarim, una fascia di sette chilometri con cui Israele – da ben prima del 7 ottobre 2023 – spacca Gaza in due parti, scrive su Il Manifesto oggi Chiara Cruciani.
Qui i soldati dello Stato ebraico hanno una licenza di uccidere illimitata: il gioco delle unità dell’esercito israeliano è vince chi ammazza più palestinesi possibile. La storia della “kill zone” ce la racconta il quotidiano israeliano Haaretz, una delle non tante voci libere nell’ “unico paese democratico del Medio Oriente”. Haaretz ha raccolto le testimonianze di soldati, riservisti e ufficiali di ritorno da Gaza: in quella kill zone sono autorizzati a sparare a chiunque, senza ulteriori via libera.
Così sono stati uccisi centinaia di palestinesi, compresi bambini, e i loro corpi abbandonati. Non vengono recuperati, lasciati in balie delle intemperie e dei morsi dei cani affamati. È una delle tante vergogne dello stato genocida d’Israele, che l’Occidente dei diritti umani, in casa propria forse, finge di non vedere.
