Spesa sanitaria. Aumenta quella a carico diretto dei cittadini.Continua a salire la spesa per gli acquisti di prestazione dal privato (+2,1%). In diminuzione gli impieghi nel SSN dopo la pandemia.

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Spesa sanitaria. Aumenta quella a carico diretto dei cittadini.Continua a salire la spesa per gli acquisti di prestazione dal privato (+2,1%). In diminuzione gli impieghi nel SSN dopo la pandemia.

La spesa sanitaria nel 2023 ha sfiorato i 176 mld. Ma la pubblica arranca e quella pagata di tasca propria dai cittadini tocca il record di 43 miliardi. In sintesi questo il nuovo rapporto della Ragioneria generale dello Stato.

La spesa pubblica è salita del 2% contro il +7% di quella cosiddetta ‘out of pocket’. Cresce la spesa per reddito da lavoro dipendente (+1,8%), la spesa farmaceutica diretta (+13,9%). In salita i consumi intermedi (+2,2%), lieve crescita per la farmaceutica convenzionata (+0,2%) mentre cala la spesa per l’assistenza per la medicina convenzionata (-3%).

Continua a salire la spesa per gli acquisti di prestazione dal privato (+2,1%). Male i conti delle regioni che vedono aumentare il disavanzo (ante coperture) a 1,85 miliardi.

Aumenta la spesa sanitaria italiana ma quella privata più della pubblica. Nel 2023 quella pubblica ha toccato quota 132,9 mld (+2% rispetto al 2022) cui vanno sommati altri 43 mld di spesa out of pocket (+7%) per arrivare alla cifra ‘monstre’ di quasi 176 mld. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Ragioneria generale dello stato sulla spesa sanitaria.

Cresce la spesa per reddito da lavoro dipendente (+1,8%), la spesa farmaceutica diretta (+13,9%). In salita i consumi intermedi (+2,2%), lieve crescita per la farmaceutica convenzionata (+0,2%) mentre cala la spesa per l’assistenza per la medicina convenzionata (-3%). Continua a salire la spesa per gli acquisti di prestazione dal privato (+2,1%). Male i conti delle regioni che vedono aumentare il disavanzo (ante coperture) a 1,85 miliardi.

“Alla luce dei vincoli di bilancio e delle caratteristiche demografiche del Paese – scrive la Ragioneria dello Stato- è opportuna una costante azione di consolidamento e di rafforzamento delle attività di monitoraggio dei costi e della qualità delle prestazioni erogate nelle diverse articolazioni territoriali del Servizio sanitario nazionale (SSN)”.Per la Ragioneria in ogni caso “esistono margini di efficientamento e di razionalizzazione del sistema che possono essere utilmente attivati per far fronte agli effetti dell’invecchiamento della popolazione garantendo la qualità e l’universalità dei servizi erogati”.

Per la Ragioneria in ogni caso “esistono margini di efficientamento e di razionalizzazione del sistema che possono essere utilmente attivati per far fronte agli effetti dell’invecchiamento della popolazione garantendo la qualità e l’universalità dei servizi erogati”.

La spesa sanitaria corrente di CE tra il 2014 e il 2023 è passata da 110.746,3 a 132.895,3 milioni di euro, equivalente a un incremento medio annuo del 2%. Anche tra il 2022 e il 2023 l’incremento è stato del 2%.Il persistente aumento della spesa pubblica osservato nel decennio in esame è contraddistinto da un’accelerazione tra il 2020 e il 2021 per via dei maggiori costi connessi con la gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Fino al 2019 l’incremento medio annuo è dell’1,1%, mentre nel biennio successivo ha raggiunto il 4,2%. In particolare, la crescita osservata nel 2020 (+5,4%) risulta essere più consistente di quella riscontrabile nel 2021 (+2,9%), presumibilmente per via dei diversi modelli organizzativi messi in atto dalle regioni per fronteggiare la crisi epidemiologica. Meno accentuato risulta, invece, il tasso di incremento osservato negli ultimi due anni in ragione dell’attenuarsi dei citati oneri strettamente legati alle misure emergenziali, benché in parte compensati dai summenzionati rincari delle fonti energetiche. A livello di singola regione, nel 2023 sono solo la Calabria e l’Umbria a evidenziare valori negativi (-4,3% e -0,6%, rispettivamente).

Aumenta ancora il disavanzo delle Regioni. Continua a salire il disavanzo delle Regioni (ante coperture ndr.) che nel 2023 si è attestato a 1,850 miliardi (il dato più elevato degli ultimi 10 anni). Analizzando i dati emerge come siano ben 14 le Regioni con i conti in rosso e che hanno dovuto mettere mano a risorse proprie (e quindi a tagliare su altre voci di spesa extra sanitarie) per chiudere i bilanci.

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