Nel 2024, secondo l’Istat, la pressione fiscale si è attestata al 42,6 per cento, oltre un punto in più rispetto all’anno precedente, quando era pari al 41,4 per cento.E non va di certo meglio sul versante della crescita. Lo scorso anno il dato si è fermato a +0,7 per cento, una cifra inferiore rispetto al +1 per cento indicato dal governo nel Piano strutturale di bilancio.
Molto meglio, invece, sul rapporto deficit-Pil, che nel 2024 è stato pari al -3,4 per cento, a fronte del -7,2 per cento del 2023. Il dato, in questo caso, supera le più rosee previsioni del governo, che indicavano un valore del -3,8 per cento.
Soddisfatto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti secondo cui «i dati Istat di oggi confermano, come da sempre sostenuto con convinzione, che la finanza pubblica è in una condizione migliore del previsto». In particolare, «l’avanzo primario certificato è una soddisfazione morale. La crescita corrisponde a quella che avevamo aggiornato a dicembre. Naturalmente tutto questo è confortante ed è ragione di soddisfazione. Ma non possiamo fermarci.Ora la sfida è la crescita in un contesto assai problematico non solo italiano ma che coinvolge tutta Europa», conclude.
Di diverso avviso le opposizioni, che puntano il dito contro la propaganda meloniana. I dati «smentiscono clamorosamente la narrazione ottimistica della presidente del Consiglio», dice Angelo Bonelli di Avs. «La realtà è che l’economia italiana cresce meno del previsto, mentre la pressione fiscale aumenta e il debito continua a salire. Altro che “l’Italia è diventata un modello”, come sostiene Giorgia Meloni: i numeri parlano chiaro».
