CADUTA LA MASCHERA SULL’UCRAINA

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CADUTA LA MASCHERA SULL’UCRAINA

Carlo Seclì

CADUTA LA MASCHERA SULL’UCRAINA

Dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca per il suo secondo mandato presidenziale non consecutivo, lo scenario della guerra in Ucraina è radicalmente mutato. Colui che prometteva di risolvere questa crisi internazionale in 24 ore, è quanto meno riuscito a cambiare la narrazione unica nell’arco di tale tempo. Trump ha da subito dichiarato che Zelensky “non avrebbe dovuto iniziare la guerra”, chiedendo l’ingresso nella Nato e violando gli accordi di Minsk.

Il presidente USA ha avviato i colloqui tra la propria delegazione e quella russa lo scorso 18 febbraio, quando si sono incontrati a Riyad, in Arabia Saudita, il segretario di Stato USA Rubio e il ministro degli Esteri russo Lavrov. Da quel momento i toni di Donald Trump si sono fatti sempre più duri e provocatori, basti pensare alla sua dichiarazione di trovarsi molto più a proprio agio nel dialogare con Putin che con Zelensky, fino ad arrivare poi a definire quest’ultimo “comico mediocre” e “dittatore al 4% dei consensi, senza elezioni”, viste le ovvie resistenze del presidente ucraino in merito a un possibile negoziato.

Gli USA, negli ultimi giorni, hanno sospeso con effetto immediato l’invio di armi a Kiev, soprattutto a causa della ritrosia di Zelensky a firmare l’accordo sullo sfruttamento delle terre rare dell’est-Ucraina (500 miliardi di dollari) come compensazione dei 350 miliardi di aiuti militari fornitigli, e anche la fornitura delle immagini satellitari del campo di battaglia. Tale ultima mossa ha provocato un rapido peggioramento dello scenario bellico, dati i vasti attacchi russi avvenuti negli ultimi due giorni, sia al fronte che contro infrastrutture energetiche in altre regioni del Paese, che hanno causato più di 25 morti.

Trump, che ha chiesto a Putin di smettere di martellare l’Ucraina, ieri ha comunque esplicitamente detto che il presidente russo “sta facendo quello che chiunque avrebbe fatto nella sua posizione”. L’Unione Europea, in tutto questo, si è sentita spiazzata e abbandonata dal suo storico padrone, tanto che Ursula Von der Layen, aggirando il voto del Parlamento europeo, ha approvato in Consiglio europeo un piano di riarmo da 800 miliardi di euro, col voto favorevole anche della Meloni, che ancora non ha definitivamente scaricato Zelensky a favore del proprio amplificatore americano di turno.

I valori fondativi del progetto comune europeo, cioè il dialogo e la cooperazione internazionale con tutti i popoli, sono ormai morti e sepolti (essendo tra l’altro complici del genocidio dei palestinesi). Gli Stati Uniti, come osservato giustamente da Alessandro Di Battista, dopo aver fatto di Zelensky un proprio fantoccio per anni, al fine di rompere la dipendenza europea dal gas russo, ora lo stanno distruggendo, proprio come già fecero a Saigon (1975) e a Kabul (2021). Con una Russia più debole militarmente e guadagni aumentati esponenzialmente grazie al gas venduto all’Europa, loro si potranno concentrare sulla vera sfida commerciale (e anche di potenza militare) con la Cina di Xi Jinping.

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