Giuseppe Cossiga (AIAD): difficile il riarmo europeo

0comments 3.21 mins read
Giuseppe Cossiga (AIAD): difficile il riarmo europeo

Giuseppe Cossiga, presidente dell’AIAD (Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), ha recentemente espresso le sue valutazioni sul piano “ReArm Europe”, che prevede un investimento di circa 800 miliardi di euro per rafforzare le capacità difensive del continente. Lo ha fatto per l’agenzia Italpress e per il quotidiano La Sicilia, ripresi dalla rivista online Analisi Difesa, cui rimandiamo.

Cossiga sottolinea che attualmente l’Europa spende complessivamente 330 miliardi di euro all’anno per la difesa, pari a circa il 2% del PIL, mentre gli Stati Uniti ne investono 850 miliardi. Secondo le valutazioni dell’ex presidente americano Donald Trump, l’Europa dovrebbe aumentare la spesa fino al 5% del PIL, il che significherebbe stanziare almeno altri 400 miliardi. Questa somma servirebbe in parte per incrementare il numero dei soldati e in parte per equipaggiarli meglio.”Oggi, circa il 50% della spesa per la difesa europea è destinata all’acquisto di forniture dagli Stati Uniti, mentre il restante è coperto da industrie europee, con piccole quote provenienti da Israele e Corea del Sud”, sottolinea Cossiga.

Un ulteriore problema evidenziato da Cossiga riguarda la frammentazione dell’industria bellica europea. Attualmente vengono sviluppati numerosi modelli diversi di armamenti, il che moltiplica i costi. Ad esempio, se un carro armato ha un costo x, svilupparne dieci modelli differenti significa decuplicare la spesa. Le aziende del settore sono pronte a un cambio di passo, ma il divario tecnologico con gli Stati Uniti non si colma in un anno. L’Europa non dispone di un’infrastruttura come Starlink, ha una flotta di rifornimento aereo inferiore rispetto a quella americana e non ha sufficienti aerei radar. Anche raddoppiando immediatamente gli investimenti, servirebbe comunque tempo per produrre le risorse necessarie.

In merito alla possibilità di un esercito comune europeo, Cossiga ritiene che al momento questa Strada non sia percorribile. Egli paragona la situazione dell’Unione Europea alla NATO, un’alleanza difensiva senza un esercito comune, sottolineando che l’Europa è ancora in una fase embrionale in questo contesto. Il problema principale è se l’Europa possa operare concretamente in maniera coordinata su questo tema.

“Si tende spesso a confondere i concetti di ‘esercito europeo’ e ‘difesa europea’”. Se per esercito intendiamo lo strumento di cui uno Stato si dota per proteggere i propri cittadini, questa soluzione in Europa, per ora, non è percorribile. Per avere un esercito comune sarebbe necessario non solo impiegare le stesse armi e unificare il comando, ma anche condividere un indirizzo politico comune. Tuttavia, l’Ue non è ancora un soggetto politico vero e proprio, quindi un simile traguardo appare lontano. Diverso è il discorso della difesa europea. Essendo parte di un’Unione, possiamo operare in modo più efficiente per garantire la sicurezza ai nostri cittadini. Collaborando, possiamo essere meglio preparati e ottimizzare la spesa”.

Cossiga valuta anche il possibile ruolo di truppe europee in Ucraina, di cui soprattutto Francia e Gran Bretagna si sono fatti paladini.“L’ipotesi di inviare militari europei in Ucraina appare irrealistica. Considerando le dimensioni del fronte e le necessità logistiche, anche impiegando tutti gli eserciti europei, a malapena si riuscirebbe a raggiungere l’obiettivo. L’Europa non ha satelliti adeguati, non dispone di droni ad alta quota in quantità sufficiente e non ha le capacità logistiche per supportare un impegno del genere. Inoltre, se servissero 200mila soldati sul campo, bisognerebbe averne almeno il triplo per garantire i turni di rotazione.A tutto questo si aggiunge un problema culturale e politico. In Italia manca ancora una consapevolezza diffusa dell’importanza di rafforzare la difesa. Questo ostacolo si riflette anche nelle decisioni politiche. Parlare di difesa e di armi in Italia è impopolare. Molti, indipendentemente dall’orientamento politico, ritengono che un governo non debba investire in armamenti. Ma la domanda che dovremmo porci è un’altra: i cittadini italiani vorrebbero poliziotti senza pistole, chirurghi senza bisturi o farmacie senza medicine? Nel mondo esistono le malattie e i malintenzionati. Ci piacerebbe che non fosse così, ma la realtà è un’altra. E dobbiamo essere in grado di difenderci”.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Hey, ciao 👋
Piacere di conoscerti.

Iscriviti per ricevere contenuti fantastici nella tua casella di posta, ogni mese.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.