Saifedine Marroufi, tunisino, è l’ imam di Lecce dal 2011, da quando fu inviato nel capoluogo salentino per un’attività di formazione religiosa e spirituale. A Tunisi, prima di venire in Italia, ha fatto l’operatore in un call center per mantenersi negli studi. È medico ma la sua laurea non è riconosciuta in Italia. Nel frattempo ha conseguito la laurea in Sociologia presso Unisalento.
Quale guida spirituale di una comunità religiosa che a Lecce conta circa settemila fedeli al Corano (22mila in tutta la provincia) e due moschee, Saif è particolarmente impegnato in questo periodo nell’organizzazione delle giornate del Ramadhan.
Abbiamo chiesto all’imam di Lecce come lui e la sua comunità stanno vivendo la tragedia della Palestina e della Striscia di Gaza, visto che la maggior parte dei gazawi sono fratelli di religione musulmana.
“Vivo e viviamo la tragedia ed il genocidio del popolo palestinese con grande sofferenza. E non solo perché molti di loro sono fratelli, musulmani come noi. La nostra comunità, a parte l’impegno di vari membri nei gruppi che parlano e fanno attività culturale ed informativa per la Palestina – ci dice l’imam – può fare ben poco, essendoci vari blocchi intorno al popolo palestinese che impediscono anche raccolte di cibo o di aiuti umanitari.”
“Collaboriamo, per quanto possiamo – aggiunge- con organizzazioni umanitarie internazionali presenti, come Save the Children o Human Appeal, che stanno portando cibo e aiuti come tende e vestiario per le famiglie sfollate, che permettono di fare piccole donazioni online ed è il poco che si riesce a fare materialmente. Dal punto di vista spirituale, in tutte le preghiere, ricordiamo il popolo che soffre e preghiamo affinché ritrovino pace e giustizia al più presto possibile”.
Ricordiamo che a Lecce ed in genere nel Salento vi è una sparuta presenza di palestinesi, per lo più di fede islamica. Il grosso dei musulmani presenti provengono dal Nord Africa e dal Senegal.
