Manuel M Buccarella
La Corte Costituzionale ha dichiarato ieri incostituzionale la legge elettorale della Regione Campania – che prevedeva la possibilità di un terzo mandato consecutivo per il governatore regionale – chiudendo così la porta alla rielezione per la terza volta consecutiva di Vincenzo De Luca.
In verità la sentenza della Consulta ha sbarrato la strada anche al leghista Zaia, governatore del Veneto, che avrebbe voluto poter correre addirittura per la quarta volta come presidente di Regione. Zaia si era aggrappato all’ultima possibilità, quella di vedere riconoscere la legittimità della legge votata dalla Campania per sostenere le proprie aspirazioni. La sintesi del provvedimento diramata dalla Consulta ribadisce l’applicazione di una legge statale, quindi del Parlamento, che fu il risultato di una scelta politica, che dunque sbarra la possibilità di una terza elezione (consecutiva)in seno alla presidenza delle Regioni, quanto meno di quelle a statuto ordinario, mentre per quelle a statuto speciale come per le Province Autonome di Trento e Bolzano sembra valere il principio della libertà di scelta.
La sentenza della Corte Costituzionale frustra dunque le ambizioni, come detto, non solo di Vincenzo De Luca, ma un tempo anche di Michele Emiliano in Puglia, che però ha rinunciato a cambiare le carte in tavola con una legge regionale che ne spianasse il terzo mandato ed ora anche di Zaia che per altro, almeno per il momento, non potrà ambire a sostituire Matteo Salvini alla guida del Carroccio.
Che Zaia abbia cercato in tutti i modi di ritardare il momento dell’addio alla poltrona su cui è seduto dal 2010 lo dimostra anche il quesito posto qualche giorno fa al Consiglio di Stato. Siccome il Veneto ha una finestra elettorale fissata tra il 15 maggio e il 15 giugno, ha chiesto di sapere se la scadenza elettorale di settembre 2025 può essere posticipata al 2026, in quell’arco elettorale. Ciò comporterebbe di allungare la legislatura di otto-nove mesi.
Intanto la fumata nera della Consulta ha suscitato una reazione piuttosto contrariata da parte di Zaia. “Siamo di fronte a un Paese che, in alcune delle proprie norme, vive nell’ipocrisia – dice il governatore del Veneto al Fatto – La sentenza, di natura tecnica, riguarda la Regione Campania. Letta la nota sintetica della Corte Costituzionale, in attesa del testo completo, non posso esimermi da alcune prime considerazioni. Senza entrare nel merito dei tecnicismi della legge campana, la Corte chiarisce che chi ha già ricoperto due mandati consecutivi non può candidarsi per un terzo. Si tratta, appunto, di un rilievo tecnico”.
Zaia continua: “C’è un ulteriore elemento da approfondire. La Corte afferma che questo principio si applica a tutte le Regioni che si sono dotate di una legge elettorale. A questo punto, la domanda che sorge è: cosa accade nelle Regioni che non l’hanno adottata?”. Poi insinua l’esistenza di una disparità di trattamento. “Un altro passaggio rilevante è il richiamo della Corte alla distinzione tra Regioni ordinarie e a statuto speciale. Queste ultime, come viene sottolineato, non sono vincolate al limite dei mandati. È emblematico che proprio oggi la Provincia autonoma di Trento abbia giustamente approvato una norma che consente il terzo mandato. Questo apre una riflessione più ampia, di natura politica: siamo di fronte a un sistema che presenta evidenti contraddizioni e disparità”.
Zaia ribadisce una convinzione già espressa negli scorsi mesi: “Il blocco dei mandati vale solo per alcune Regioni e solo per alcuni sindaci. Tutte le altre cariche istituzionali nel nostro Paese non sono soggette ad alcun limite di mandato e vige la totale libertà. Trovo fuori luogo che oggi, nella propria difesa, si sia nuovamente sentito dire — questa volta dall’Avvocatura dello Stato — che ‘il vincolo dei mandati è necessario per porre fine a posizioni di potere‘. Mi chiedo se questa affermazione rifletta davvero la realtà, considerando che quasi tutte le altre figure pubbliche possono ricandidarsi liberamente, e che il limite sia posto alle poche cariche legate a un voto diretto, su una fiducia molto chiara da parte degli elettori”.
