La nuova Nakba era già nel piano del futuro ministro israeliano Smotrich nel 2017. Il piano pone le basi teoriche della pulizia etnica: la necessità è ridurre le nascite dei palestinesi e aumentare quelle degli ebrei per diventare preponderanti

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La nuova Nakba era già nel piano del futuro ministro israeliano Smotrich nel 2017. Il piano  pone le basi teoriche della pulizia etnica: la necessità è ridurre le nascite dei palestinesi e aumentare quelle degli ebrei per diventare preponderanti Avi Ohayon GPO

Il 15 maggio è stato il 77esimo anniversario della Nakba.Le forze armate israeliane costrinsero con la forza 750mila palestinesi ad abbandonare la propria terra facendo migliaia di morti e feriti: sfollamento forzato, demolizioni a tappeto, sterminio.

E Netanyahu vuol fare lo stesso.Il piano, spiega il premier su cui pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e delitti contro l’umanità, è praticamente quello del 1948: “Stiamo distruggendo quante più abitazioni possibili per fare in modo che non abbiano più case alle quali tornare” (sic!)

Nel 2017, già parlamentare e vicepresidente della Knesset, Bezalel Smotrich, attuale ministro delle finanze e leader del partito di estrema destra Partito Nazionale Religioso Sionismo Religioso , presentava al parlamento il “piano Speranza”, dove è scritto: “La contraddizione tra l’esistenza dello Stato ebraico e l’aspirazione nazionale palestinese è intrinseca; è insita nello sviluppo del concetto stesso di ‘popolo palestinese’. Il ‘popolo palestinese’ non è altro che un contromovimento del movimento sionista. Questa è la sua essenza, la sua ragion d’essere. Anche coloro che sostengono il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione sanno che tale ‘nazione’ non esisteva prima del progetto sionista e che la Palestina non era altro che il nome geografico di questo lembo di territorio”.

Il piano prevedeva già allora una vittoria militare: “Questo piano non prevede alcuna definizione di un’entità nazionale araba in Terra d’Israele. È il solo piano che non intende consentire un collettivo arabo con ambizioni nazionali e, in quanto tale, è l’unico che si basa sulla vittoria del conflitto e non sul suo mantenimento a vari livelli di intensità. Soprattutto, è il solo che crede nella possibilità di realizzare il sogno della pace e della coesistenza, anziché disperare di quel sogno e sostituirlo con una separazione impossibile. È per chi osa sperare. Facciamolo diventare realtà”.

Il piano del 2017 parla dunque di “coesistenza”, pur spiegando in molti passaggi che la strategia è quella di spingere gli arabi a emigrare altrove: “Il rafforzamento di Israele e la vittoria nel conflitto renderanno più facile l’assorbimento degli immigrati, aumenteranno la crescita demografica ebraica e incoraggeranno parte della popolazione araba a emigrare in altri Paesi”.

Peccato però che solo un anno più tardi Smotrich abbia sostenuto la legge approvata dal parlamento israeliano che cancella quella possibilità di convivenza pacifica. Con quella legge, ben prima del 7 ottobre, Israele ha definitivamente accantonato la possibilità di essere uno stato laico e democratico dove convivere in pace e ha scelto di diventare lo stato nazionale dei soli ebrei, con gli altri (oltre il 20% della popolazione) trasformati in cittadini di serie B e privati degli stessi diritti (questa è l’unica democrazia nel Medio Oriente ndr).

Il piano Smotrich del 2017 pone anche le basi teoriche della pulizia etnica, spiegando a più riprese che la necessità è quella di ridurre le nascite dei palestinesi e aumentare quelle degli ebrei per diventare preponderanti. Un intero capitolo è dedicato a quella che viene denominata “La sfida demografica”: “Con o senza il diritto di voto alla Knesset, il nostro piano e le realtà che saranno plasmate dalla sua attuazione, portano con sé una sfida demografica (…). L’area tra il fiume e il mare è un’unica unità geografica e topografica, e gli arabi non hanno intenzione di andare da nessuna parte, di certo, se le loro ambizioni nazionali vengono incoraggiate e coltivate (…). Qui non ci siamo soffermati sull’argomento, ma il nostro nuovo piano deve essere accompagnato da una serie di misure volte a migliorare il bilancio demografico … Credo che entro pochi mesi, molti principi fondamentali di questo piano entreranno nel dibattito pubblico e diventeranno pietre angolari per nuovi modi di pensare. La comprensione che la moralità di un’azione dovrebbe essere giudicata nel contesto di altre opzioni disponibili e in una visione a lungo termine: tutto questo penetrerà nel discorso e nella coscienza del pubblico e lo arricchirà con nuovi e creativi modelli ancora da esplorare negli ultimi decenni. Sulla base di questi, sarà possibile adottare il nostro piano o piani simili basati sul controllo del conflitto e sulla comprensione che per raggiungere la pace e la coesistenza non possiamo lasciare una collettività araba con ambizioni nazionali nella Terra di Israele, qualunque siano le sue definizioni e i suoi confini”.

fonte Fatto Quotidiano blog

Avi Ohayon GPO

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