C’è un aspetto dell’attacco alle forze nucleari strategiche russe, condotto dall’Ucraina che nessuno ha rilevato tranne alcuni ambienti ristretti di esperti militari. L’abbattimento ed il danneggiamento di aerei strategici militari russi, 41 secondo Kiev (il 34% del potenziale strategico, in verità sembra l’11%), non è conseguenza di una grandissima operazione di intelligence, forse con la collaborazione della Gran Bretagna. I bombardieri attaccati erano in bella mostra nei parcheggi di aeroporti senza alcuna protezione neanche dalla pioggia, e ciò non per inefficienza dei russi, ma per rispetto del trattato START con gli Usa sul controllo reciproco degli armamenti nucleari tuttora in vigore che prevede esplicitamente, al fine di prevenire rischi di guerra nucleare, che gli aerei con capacità nucleari debbano essere visibili ai satelliti e ai sistemi di controllo in modo reciproco.
Quei bombardieri dunque, dice Carlo Paolini, non erano all’aperto per prendere il fresco dunque ma per una precisa norma di un accordo fra le potenze nucleari al fine di un controllo reciproco. L’obbiettivo è stato perfino dichiarato: distruggere la grande parte del potenziale strategico di uno dei componenti della triade nucleare della principale potenza nucleare del pianeta.
Il trattato START fu sottoscritto l’8 Aprile 2010 dall’allora Presidente degli Stati Uniti, Obama, e da Medvedev, all’ epoca Presidente della Federazione russa.Il trattato ancora in vigore faceva parte del progetto di riduzione delle armi strategiche.
Quanto rilevato da Carlo Paolini è stato confermato anche più volte dall’esperto economista statunitense Jeffrey Sachs.
La dottrina nucleare russa consente, in tal caso, una reazione militare anche nucleare.
