Silvana Sale
Da Bogotá un messaggio potente di dignità e giustizia. La Colombia di Gustavo Petro segna una svolta storica per la sovranità latinoamericana.
Bogotá, 16 luglio 2025, con parole ferme, dirette, e cariche di umanità, Gustavo Petro, primo presidente di sinistra della Colombia, ha annunciato una decisione epocale, l’abbandono unilaterale del partenariato con la NATO, ponendo fine a un legame militare che per anni ha legato Bogotá agli interessi strategici dell’Occidente.
La scena si è consumata nel cuore della capitale colombiana, durante il vertice del Gruppo dell’Aja, un forum emergente di Paesi del Sud Globale che si sono dati appuntamento per elaborare azioni concrete contro l’orrenda offensiva israeliana in corso a Gaza.
“Cosa ci stiamo a fare noi nella NATO se i principali capi della NATO appoggiano il genocidio? Come possiamo stare insieme ad eserciti che sganciano bombe sui bambini?”, ha dichiarato Petro con coraggio e sdegno.”Dobbiamo lasciare la NATO. Non c’è altra via.”
Le sue parole hanno risuonato come un ruggito nella sala gremita. Non era solo una dichiarazione politica,era un atto di dignità. Una presa di posizione morale contro la complicità occidentale nel massacro di civili palestinesi.Petro, con la sua visione etica e antimperialista, ha messo in discussione l’intero impianto dell’Alleanza Atlantica, accusandola di legittimare crimini contro l’umanità sotto la maschera della difesa.
Una Colombia nuova: sovrana, ribelle, umana
Va sottolineato che la Colombia non è mai stata un membro pieno della NATO, ma è dal 2017 l’unico Paese dell’America Latina ad aver ottenuto lo status di partner globale. Un legame che ha significato collaborazione in sicurezza, intelligence e affari militari, ma che ora Petro ha deciso di tagliare.
“Il nostro rapporto con l’Europa non può più passare attraverso governi che tradiscono i loro popoli e partecipano allo sgancio di bombe.”In un crescendo emotivo, Petro ha richiamato la storia di resistenza del suo stesso popolo:”La nostra terra fu occupata: dagli spagnoli, da francesi e inglesi… e Panama ci fu strappata dagli Stati Uniti. Un popolo occupato ha diritto a ribellarsi. La ribellione non è un crimine.”
Queste parole, pronunciate da un capo di Stato in carica, hanno acceso la sala e infiammato l’anima di quanti vedono in lui un nuovo leader del Sud Globale. Un portavoce della verità scomoda che tanti evitano di pronunciare.
Al fianco della Palestina e di Francesca Albanese
Al summit era presente anche Francesca Albanese, relatrice dell’ONU per i Diritti Umani in Palestina, sotto attacco da parte del governo israeliano e colpita da sanzioni statunitensi per aver denunciato i crimini di guerra commessi contro il popolo palestinese.Petro non ha esitato a esprimere piena solidarietà:”Albanese dice la verità, per questo viene attaccata. Ma la verità non si piega.”
Una nuova alleanza contro l’imperialismo.
Petro ha anche lasciato intendere che la Colombia potrebbe cercare una nuova alleanza militare, alternativa alla NATO. Non una riproduzione di blocchi, ma una rete di Paesi che rifiutano la guerra come strumento di dominio e che mettono al centro i diritti umani, la pace e la giustizia internazionale.
Al vertice del Gruppo dell’Aja erano presenti delegazioni di Sudafrica, Bolivia, Cuba e altri Stati che oggi si propongono come architravi di un nuovo ordine mondiale multipolare, basato sulla solidarietà Sud-Sud.
Una voce libera nel mondo delle potenze complici
Con questa scelta storica, Petro si è messo di traverso rispetto al silenzio complice dei governi occidentali. Ha indicato una strada alternativa per i popoli del mondo, fondata sulla memoria coloniale, la ribellione legittima e la necessità urgente di rompere con le alleanze che giustificano il massacro.
In un’epoca in cui tanti leader tacciono per convenienza, Petro parla per tutti coloro che non hanno più voce. La sua Colombia si scrolla di dosso decenni di subordinazione e annuncia, a testa alta, che la sovranità non si mendica, si esercita.
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