Manuel M Buccarella
Dal 2013 il disseccamento rapido degli ulivi pugliesi (chiamato Codiro) ha massacrato circa 800 mila ettari di uliveti in Salento. È una malattia causata da una serie di fattori tra cui in particolare il batterio Xylella fastidiosa pauca (Xfp), scoperto per la prima volta sulle piante a Gallipoli nel 2013.
Molti, in particolare le autorità preposte e parte importante di quelle scientifiche, già dal 2015 con il cosiddetto protocollo Silletti, ritenevano che non ci fosse speranza per le piante malate, disponendo o promuovendone addirittura l’eradicazione, anche delle piante vicine pur se sane – una sorta di quarantena – con “approdo” della faccenda presso la Procura della Repubblica di Lecce e l’abbandono del Piano Silletti con relative eradicazioni dopo tre anni, nel 2018. C’è stato chi, nel mondo dell’olivicoltura, ha sostenuto ideologicamente e materialmente le eradicazioni, nei casi migliori impiantando al posto di quelli eradicati, nuovi ulivi appartenenti a cultivar resistenti al batterio, come leccino e favolosa, oppure dedicandosi alla pratica degli innesti: gli innesti su olivo, in particolare con varietà resistenti o tolleranti (leccino o favolosa ) rappresentano una strategia per contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa.
Qualcun altro , come il gruppo attorno.al professore Marco Scortichini, ha meritoriamento pensato non di abbattere (eradicare), le piante di olivo malate, bensì di curarle. E ciò appunto applicando il Protocollo Scortichini, consistente in una somministrazione mensile mediante nebulizzazione della chioma, nel periodo primaverile inizio autunno, di un prodotto – ufficialmente autorizzato come fertilizzante fogliare – a base di zinco-rame- acido citrico sugli alberi affetti da Xylella fastidiosa. Tale prodotto, a marchio registrato, prende il nome di Dentamet®. Si tratta di un prodotto dal basso costo. Il trattamento costa pochi euro all’uno (qualcuno dice tre euro a pianta).
Ieri Il Fatto Quotidiano ha dato notizia dei risultati di una ricerca scientifica sull’esito, favorevole, del Protocollo Scortichini, con l’articolo “Xylella, la cura c’è sempre stata. Ora lo dice anche chi lo negava” (Da un nuovo studio scientifico in vitro i risultati positivi) a firma di Laura Margottini. Tra i “negazionisti”, in particolare, Maria Saponari, dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Bari che, assieme ad altri ricercatori, ha pubblicato a gennaio di quest’anno, sulla rivista scientifica Chemical and Biological Technologies in Agriculture, una lunga ricerca in lingua inglese dal titolo (tradotto) “Screening in vitro ad alto rendimento dell’attività antimicrobica di diversi composti contro Xylella fastidiosa subsp. pauca”.
“Con questo lavoro – si legge – abbiamo cercato di stabilire una solida procedura microbiologica per valutare in vitro il potenziale antimicrobico di vari composti contro la Xfp, concentrandoci su micronutrienti, ioni metallici, antibiotici e composti fenolici. I risultati raccolti attraverso i saggi combinati hanno permesso di classificare i composti come efficaci o non efficaci in vitro e, per il primo gruppo, di valutare se il loro meccanismo d’azione si esplica attraverso un’azione battericida o batteriostatica”.
La distribuzione mondiale e l’intervallo di ospiti del batterio fitopatogeno Xylella fastidiosa (Xf) sono cambiati significativamente nell’ultimo decennio, con numerose epidemie segnalate nel Vecchio Continente. Tra i diversi isolati europei, quelli della sottospecie pauca sono stati classificati come altamente patogeni, essendo gli agenti causali del rapido deperimento dell’olivo che sta decimando gli ulivi nell’Italia meridionale.
“Questo studio mirava a valutare l’efficacia in vitro contro Xylella fastidiosa subsp. pauca (Xfp) di diverse classi di prodotti, inclusi ioni metallici, micronutrienti, antibiotici e composti fenolici. La crescita lenta e meticolosa del batterio richiede l’ottimizzazione di protocolli specifici per valutare l’attività antibatterica e l’effetto sulla formazione di biofilm. I risultati hanno mostrato un effetto dose-risposta contro Xf per la maggior parte dei prodotti. In particolare, tra i micronutrienti e i composti fenolici, CuSO4·5H2O, Dentamet®, Il pirocatecolo e il 4-metilcatecolo hanno mostrato la più elevata attività battericida e antibiofilm. Allo stesso tempo, gli antibiotici hanno dimostrato una sostanziale attività batteriostatica, inibendo efficacemente la formazione di biofilm”
Una ricerca bibliografica di composti antibatterici per il controllo delle malattie batteriche delle piante ha permesso di selezionare una serie di 19 prodotti, appartenenti a diverse classi (ovvero micronutrienti, sali metallici, composti fenolici, antibiotici), da testare in vitro contro Xfp . Tra questi, la formulazione Dentamet® è stata utilizzata come controllo di riferimento, poiché la sua capacità di inibire la crescita batterica di Xfp era stata precedentemente riportata”.
E veniamo al Protocollo Scortichini: Dentamet EF (5% v/v) è stato in grado di uccidere le cellule Xfp subito dopo l’esposizione al formulato. Dentamet® (0,5% v/v) è stato anche in grado di uccidere completamente (significatività, P < 0,001) la popolazione batterica dopo 4 ore; CuSO4·5H2O (0,1% v/v) ha ridotto significativamente la vitalità delle cellule Xfp a 4 e 8 ore (P < 0,0001) e ha ucciso completamente la popolazione batterica a 24 ore (P < 0,0001), analogamente a Kn.
Dunque le cure sono assai più efficaci delle eradicazioni, ed il Protocollo Scortichini sembra essere il più efficace…
