Non è il mondo multipolare a volere la guerra, è l’Occidente a cercarla.

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Non è il mondo multipolare a volere la guerra, è l’Occidente a cercarla.

Silvana Sale

Non è il mondo multipolare a volere la guerra, è l’Occidente a cercarla. Quegli Stati sono amici dei popoli, anche dei nostri, e sono la nostra fortuna.Prima lo si capisce, meglio sarà per tutti.

C’è una verità che in molti intuiscono ma che pochi, nel mondo occidentale, osano dire ad alta voce: i grandi Stati che stanno ridefinendo il nuovo ordine mondiale, tra cui Cina, India, Russia e gran parte del Sud globale, non vogliono la guerra con l’Occidente, non sono nemici dei popoli europei o statunitensi, e non hanno mai dichiarato ostilità contro di noi.Mai.

Al contrario, stanno cercando un mondo multipolare fondato sulla cooperazione, sulla legalità internazionale, sulla pace e sul rispetto reciproco.E sono proprio i popoli occidentali, quelli comuni, che potrebbero trarre enorme beneficio da questa nuova architettura mondiale che va formandosi, se solo venisse raccontata in modo onesto.La paura che incutono con la narrazione che questi Stati abbiano “un piano contro di noi” è una costruzione. Un’invenzione alimentata da élite politiche, apparati militari e media compiacenti, che temono la perdita di un dominio globale ormai in frantumi.Sono gli stessi che da decenni raccontano la menzogna di un “mondo libero” difeso da guerre preventive, sanzioni unilaterali, colpi di Stato mascherati da “rivoluzioni democratiche e colorate”.

E invece, basta spostare lo sguardo verso le dichiarazioni, le scelte e le visioni dei Paesi fuori dall’Occidente per vedere l’esatto opposto. Basta ascoltare le voci da Pechino, da Mosca,ma anche da Teheran, dall’America Latina, per capire che il loro linguaggio non è mai quello dello scontro, ma quello della coesistenza.Non sono loro ad aver invaso mezzo mondo negli ultimi trent’anni.Non sono loro ad aver bombardato Stati sovrani con il pretesto della libertà.Non sono loro a voler imporre un modello unico, una moneta globale, un tribunale supremo che decide chi è “democratico”e chi è “canaglia”.

Eppure, è proprio così che vengono presentati, come minacce, dittatori, regimi, avversari del bene.È una pappardella nauseante che ci ripetono mentendo da anni per giustificare i loro peggiori nazismi e furti in casa altrui.Ma c’è chi non ci sta. C’è chi vede le cose con occhi liberi. C’è chi non accetta più la narrazione imposta, e chiede semplicemente la verità.

Nel recente vertice della SCO, la Shanghai Cooperation Organization, si è visto chiaramente: Cina, India e Russia hanno ribadito pubblicamente di voler costruire un mondo multipolare, ma non contro nessuno. Hanno parlato di rispetto delle sovranità, di cooperazione economica, di sicurezza collettiva.Non una parola di odio verso l’Europa. Nessuna minaccia agli Stati Uniti. Nessuna ideologia anti-occidentale.

Xi Jinping ha dichiarato che la Cina non cerca l’egemonia, ma relazioni internazionali più eque, basate sul principio del “win-win”.Narendra Modi ha confermato l’impegno dell’India per l’autonomia strategica.Persino Vladimir Putin, spesso demonizzato in blocco, ha detto chiaramente che la Russia non è contraria a una futura adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, e ha offerto di ospitare colloqui di pace a Mosca.

Lontano dalle semplificazioni occidentali, la verità è che questi leader non parlano mai contro di noi. Ed è la nostra grandissima fortuna, visto lo schifo che hanno generato da anni i nostri governi contro di loro con le peggiori azioni.Non parlano mai contro i popoli, perché distinguono i popoli dai loro governanti.Non parlano contro i francesi, gli italiani, i tedeschi, gli spagnoli. Non vogliono distruggere le nostre economie, la nostra cultura o la nostra libertà.

Vogliono solo essere lasciati vivere e crescere in pace.Vogliono poter commerciare, innovare, sviluppare corridoi economici, rafforzare le università, costruire infrastrutture congiunte.Vogliono sedersi a tavoli multilaterali dove le regole si decidono insieme, non si impongono da Washington o Bruxelles.L’India, in queste settimane, ha rilanciato con entusiasmo le relazioni con l’Unione Europea. Vuole concludere un accordo commerciale (FTA) che porterà benefici immensi a entrambe le parti. Modi ha parlato con la presidente della Commissione Europea, Von der Leyen, e con il presidente del Consiglio Europeo, António Costa, ribadendo la volontà di collaborare su energia, innovazione, intelligenza artificiale, difesa.La Cina, dal canto suo, continua a promuovere contatti diplomatici diretti con ogni Stato europeo, anche con quelli più ostili nei toni. Xi ha invitato più volte l’Europa a scegliere l’autonomia strategica, senza schierarsi nella logica della Guerra Fredda.E la Russia, che nel 2022 è entrata in rotta di collisione con l’Occidente sul tema Ucraina, ha più volte cercato, purtroppo con scarso successo per colpa dei governi guerrafondai, una mediazione. Ha detto con chiarezza che non considera i popoli europei come nemici. Anzi, ha più volte indicato che la rottura diplomatica è stata voluta da governi e vertici militari, non certo dal popolo russo o da quello europeo.

In questo scenario, è evidente che la narrazione dell’aggressione è rovesciata.Non sono “loro” ad aver tagliato i ponti. Siamo noi.Non sono “loro” ad aver chiuso ambasciate, imposto sanzioni, bloccato media, congelato beni sovrani, insomma fatto le peggiori cose, ma siamo noi.Sono i governi occidentali a raccontare che stanno difendendo la pace, quando stanno solo alimentando paura e conflitti.

Per fortuna, questi Stati non rispondono con la stessa moneta.È una grandissima, grandissima fortuna: Cina, India e anche Russia distinguono tra governi e popoli.

Dobbiamo imparare la gratitudine anche solo perché riconoscono questo e non siamo bersaglio.Sanno che noi, italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, statunitensi non siamo nemici.Sanno che la nostra gente vuole solo vivere in pace, lavorare, viaggiare, conoscere.E sono pronti a collaborare, a stringere relazioni, a costruire ponti.Quello che vogliono non è dominare. È semplicemente contare. Avere voce.Avere rispetto. Vivere con dignità, fratellanza, collaborazione.

Questa è la verità che dovremmo difendere.Non quella dei media di partito, dei guerrafondai, dei titoli isterici su “blocchi contrapposti”, stupidità di spartizione di capitali tra potenze, perchè sono menzogne per distogliere l umanità da quanto di bello sta davvero accadendo, dal vero messaggio che questi Stati fratelli stanno lanciando, un nuovo mondo migliore è possibile.Si deve costruire.Ma quella che vive nella realtà dei fatti, non c’è nessun asse anti-occidentale.C’è un mondo che vuole uscire dalla morsa di un sistema coloniale che si finge “democratico”.E vuole farlo in pace, con gli altri, non contro gli altri.

E noi, noi popoli europei, abbiamo il dovere e il diritto di saperlo. Di vederlo.Di sostenerlo.E forse, finalmente, di prenderne parte anche noi.Non come sudditi di una propaganda, ma come cittadini di un mondo che rinasce, libero e multipolare di cui aspiriamo di farne parte e dove ci riconosciamo in pieno.

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