Silvana Sale
Mentre il sole declinava sul porto di Sidi Bou Said, una luce accecante ha lacerato il silenzio, un drone, secondo quanto riferito dagli attivisti del Global Sumud Flotilla, si è abbattuto sulla barca battente bandiera portoghese, ribattezzata Family Boat, scatenando un incendio improvviso.
In pochi secondi, fiamme e fumo hanno avvolto la nave, mandando in frantumi la tranquillità fino a quel momento presente nel gruppo di sei persone a bordo, tra cui membri del comitato direttivo, attivisti di diverse nazionalità e figure come Greta Thunberg e Mariana Mortágua, riuniti per spezzare l’assedio a Gaza. Nessun ferito, ma l’obiettivo è chiaro, anche se si tenta sempre di nascondere gli eventi, intimidire, spaventare, bloccare la solidarietà in azione.
Il Global Sumud Flotilla ha pubblicato un video che mostrerebbe un oggetto luminoso colpire la nave, rinforzando la loro convinzione che si trattasse di un attacco deliberato via drone.Le autorità tunisine, tuttavia, hanno negato ogni coinvolgimento di droni, suggerendo che l’incendio potrebbe essere nato da un banale incidente, persino una sigaretta accesa vicino a giubbotti di salvataggio. Una versione che stride violentemente con le immagini condivise dagli attivisti, che restano certissimi di aver subito un’aggressione aerea.
Una delle testimoni, l’attivista Yasemin Acar, ha dichiarato “un drone è esploso sopra la barca, innescando l’incendio”, mentre la presenza di Greta Thunberg a bordo, o comunque vicino all’operazione, ha acceso l’attenzione mediatica internazionale, rendendo ancora più urgente e simbolico il gesto della flottiglia.
La missione della Global Sumud, partita da Barcellona con medici, artisti, politici e attivisti da 44 paesi, è chiara, rompere il blocco navale israeliano e portare aiuti umanitari vitali denunciando un genocidio in corso. Lo fanno con cibo, medicine, soccorso, alla popolazione di Gaza, ridotta alla fame e alla disperazione da una repressione e violenza che ha già causato migliaia di morti.
La presenza dell’inviata dell’ONU Francesca Albanese sul luogo ha aggiunto autorevolezza all’allarme, l’incidente, ha osservato, potrebbe configurare una violazione della sovranità tunisina se davvero orchestrato da Israele, che, nel frattempo, mantiene un silenzio assordante.
Nel frattempo, un precedente inquietante aveva già scosso i mari mediterranei, il 2 maggio 2025, in acque internazionali nei pressi di Malta, la nave Conscience della Freedom Flotilla Coalition fu colpita da almeno due droni, incendiate, con il generatore distrutto e una falla nella carena. Attivisti avevano denunciato un attacco diretto, puntando il dito contro Israele, mentre Tel Aviv si è negata a ogni commento.
Tra i testimoni, una portavoce della coalizione, Nicole Jenes, descrisse scene di panico, contatti interrotti e un tentativo, forse intenzionale, di isolare gli attivisti. “Erano terrorizzati, si nascondevano nelle cabine, sperando di non essere individuati dai droni…”.
Non è possibile tacere sulla responsabilità politica di Israele, usare droni armati per colpire navi civili umanitarie equivale a un’aggressione non solo verso persone inermi, ma verso i principi umanitari più basilari. Ma ormai Israele è maestra a violare ogni umanità possibile, ed è assurdo che tutto sia permesso impunemente.Il silenzio dello Stato israeliano e il continuo rafforzamento del blocco di Gaza sono parte di una strategia di oppressione che va condannata senza esitazioni.Questo episodio non è isolato, è un messaggio violento, intimidatorio, che attacca cuore e dignità di chi cerca di salvare vite.
È tempo che il mondo risponda con fermezza, che ogni atto contro civili disarmati venga smascherato, denunciato e fermato.
