Alfredo Facchini
Antonio Tajani, senza troppi giri di parole, può tranquillamente ambire al titolo di ministro degli Esteri più imbarazzante della storia repubblicana. Nel salotto rassicurante di Vespa, con la leggerezza di chi commenta il meteo, ha pronunciato la sua perla: “Il diritto internazionale è importante, ma fino ad un certo punto.” L’ha detto veramente.Un ministro degli Esteri che liquida il diritto internazionale “fino a un certo punto” è come un pompiere che dice: “L’acqua spegne il fuoco, ma mica sempre.”In sintesi: avanspettacolo.
Prima di continuare, vi ricordo questo: nel 2017 la Comunità ebraica europea ha dedicato a Tajani un boschetto di 18 alberi in Israele, numero simbolico in ebraico che rappresenta la “vita”.
Che dire? Il resto lo commenta da sé.A questa nullità assoluta vorrei ricordare che il mare in acque internazionali non appartiene a chi lo domina con la forza. È di tutti. Eppure, oggi, viene trasformato da uno Stato terrorista in una barriera di ferro e cannoni.Vorrei rammentare a Tajani che anche il blocco navale israeliano imposto a Gaza è illegale. Lo affermano le leggi internazionali, lo confermano le convenzioni sottoscritte dagli stessi Stati che ora tacciono. Ma soprattutto lo grida la realtà: un popolo rinchiuso, privato di viveri, medicinali, acqua, dignità.
Il Manuale di San Remo, sezione III, è chiaro: le navi umanitarie, come la Global Sumud, che trasportano beni di prima necessità, non possono essere attaccate.La Convenzione ONU sul diritto del mare, art. 19, ribadisce che la Flottiglia ha diritto al passaggio inoffensivo, in quanto convoglio umanitario.Non si tratta di opinioni. È diritto scritto nero su bianco. È l’architettura fragile ma fondamentale della legalità internazionale.E ancora: la Convenzione di Ginevra, art. 59, impone che Israele sia obbligata ad accettare e facilitare in ogni modo le azioni di soccorso organizzate da parti terze.Le Convenzioni di Ginevra, artt. 70 e 55, stabiliscono che Israele ha l’obbligo di assicurare l’approvvigionamento della popolazione con viveri e medicinali.Tajani, non è una facoltà: è un obbligo. Non è un favore: è legge.
Il nodo è qui: nessuno Stato può trasformare un mare aperto in una prigione.Ministro dei miei stivali, proteggere la Flottiglia significa proteggere la dignità del diritto internazionale. Significa dire che non siamo disposti a lasciare che il Mediterraneo diventi un mare di complicità e silenzio. Significa stare dalla parte di chi porta cibo e medicine, contro chi impone fame e assedio.La Flottiglia è fragile, fatta di legno, vele, donne e uomini che brandiscono solo diritti. È fragile, eppure è potente. Perché mette a nudo l’abisso tra le regole che tutti hanno sottoscritto e la malvagità di chi oggi le calpesta.
Tajani, Meloni, Crosetto e quell’altro “coso”: il mare è di chi lo attraversa per portare vita. Il mare è di chi resiste.Il mare è della Flottiglia.

