Lavinia Marchetti
Per la mia collocazione politica, il Presidente della Repubblica è una figura priva di senso. Un simulacro istituzionale che non rappresenta nessuno, se non se stesso e quella cerchia ristretta di potere che si alimenta di distanza. Nessun contatto con chi dice di rappresentare, nessuna voce, nessuna mano tesa.
Eppure, almeno sul piano internazionale, quel ruolo non è soltanto ornamentale. Il Capo dello Stato dovrebbe essere il garante supremo della dignità dei propri cittadini, colui che si espone quando uomini e donne del proprio Paese vengono detenuti, aggrediti, minacciati in contesti di guerra, o quando si verificano catastrofi che chiedono un segno di umanità. Certo, c’è il ministro degli esteri, ma non si può pretendere statura da chi è stato scelto per servilismo o per folklore.
Per questo il mio pensiero si rivolge al cosiddetto Presidente della Repubblica, senza alcuna deferenza. Come potrei provarne, verso chi non dimostra rispetto per i propri concittadini, per coloro che chiedono soltanto il rispetto delle più elementari norme umanitarie? Sospetto anzi che, se dei cittadini italiani partissero domani su piccole imbarcazioni per portare aiuti all’Ucraina, là, magari partendo dalla Turchia fino al Mar d’Azov, il nostro “supremo garante” correrebbe a farsi fotografare sul primo carro armato disponibile, con elmetto e voce tonante, allora sì che tuonerebbe dallo scranno. Ma il doppiopesismo, in fondo, è diventato così strutturale da risultare persino noioso farlo notare.
Resta una domanda, semplice e terribile: COME DIAMINE È POSSIBILE? Com’è possibile che un capo di Stato balbetti davanti all’arresto dei propri concittadini che portano medicine e viveri a civili affamati? Com’è possibile tacere mentre giornalisti italiani rischiano la vita per raccontare ciò che accade nei luoghi dove il diritto è sospeso e la pietà è un reato? Com’è possibile ridursi a un’anedonia di Stato, a un mutismo intermittente, che parla solo quando la convenienza lo consente? Non è una domanda retorica, mi chiedo quando sia diventato “accettabile” questo silenzio.

