Lavinia Marchetti
COME SI MUORE A GAZA.
Da mesi i notiziari ripetono lo stesso numero: sessantamila morti. Una cifra ferma, immobile, come se la vita si fosse arrestata al conto di un ufficio stampa. La guerra, invece, continua. La gente continua a morire, quotidianamente.
A Gaza non si muore soltanto sotto le bombe. Si muore dopo, nei giorni lenti del corpo che si svuota. Si muore di fame, di infezioni, di paura. Si muore quando un bambino si graffia e non c’è un disinfettante. Quando il latte manca e l’acqua sa di fango. Quando un anziano cardiopatico resta senza farmaci da settimane.
Le cause più diffuse di morte indiretta, secondo The Lancet e gli studi medici condotti sul campo, riguardano denutrizione, disidratazione, infezioni gastrointestinali, epidemie respiratorie, ferite non curate e collasso del sistema sanitario. A questi si aggiungono complicazioni neonatali per assenza di incubatrici, shock settici per tagli infetti, diabete scompensato, ictus senza intervento, arresti cardiaci senza defibrillatore.
Le bombe distruggono gli ospedali, ma il vero massacro inizia dopo, quando le sale operatorie diventano camere di morte per assenza di elettricità.L’OMS parla di migliaia di bambini denutriti in “fase acuta severa”. Significa che il corpo ha esaurito le riserve e comincia a consumare se stesso. Il battito rallenta, la temperatura scende, il sangue perde densità. La morte non arriva con un’esplosione, ma con un sussurro. Ogni giorno migliaia di famiglie scavano nei rifiuti per un pezzo di pane o aspettano in fila a una cisterna che non arriva.
Il collasso sanitario è quasi totale. Su trentasei ospedali, meno di dieci sono ancora in funzione e solo in parte, i medici internazionali hanno dovuto abbandonare le strutture perché, di fatto, non ci sono le condizioni per lavorare. Le malattie croniche sono diventate una condanna. Chi aveva un tumore, un’insufficienza renale, un diabete grave, oggi è semplicemente condannato. Nessuno monitora le morti per dialisi interrotte, per chemioterapia sospesa, per crisi ipoglicemiche non trattate. In ogni conflitto questi numeri superano quelli dei bombardamenti, ma restano invisibili perché non hanno un suono.
Le infezioni dilagano. Acqua contaminata, scarichi a cielo aperto, accumuli di rifiuti. I medici locali raccontano di epidemie di tifo, colera, polmoniti e meningiti. Gli antibiotici scarseggiano, gli interventi chirurgici vengono eseguiti senza anestesia. Le ferite si infettano, i bambini respirano gasolio e sabbia.
Muore chi sopravvive.
Uno studio pubblicato su The Lancet nel luglio 2024 stimava fino a 186.000 morti complessivi già entro giugno dello stesso anno. Un altro, condotto da Yaakov Garb e pubblicato su Harvard Dataverse, parlava di 377.000 persone scomparse dalla popolazione di Gaza. I medici volontari statunitensi, tornati dopo mesi di missione, calcolavano oltre 67.000 decessi indiretti per fame e malattie croniche nel solo primo anno. Francesca Albanese, relatrice ONU, ha detto che il numero reale potrebbe superare 600.000.Queste cifre non sono retoriche né politiche purtroppo. Sono proporzioni demografiche. Significano che una persona su quattro a Gaza è morta o sta morendo per gli effetti di una guerra totale, priva di tregua e di pietà.
Il corpo diventa il campo di battaglia. La pelle si secca, i reni cedono, il cervello si offusca per mancanza di zuccheri e ossigeno. Si muore di febbre e di sete, seduti accanto ai resti di una casa. Si muore in silenzio, mentre il mondo discute se il cessate-il-fuoco sia “strategico”. Ovviamente epidemie, blocco dei rifornimenti, convogli umanitari fermati al valico si traducono in morti differite. Il genocidio non è solo nelle immagini delle esplosioni, ma nella mortalità differita, nell’agonia lunga di un popolo intrappolato. Il crimine è il medesimo. Immaginate di rapire qualcuno, chiuderlo nel seminterrato e non portargli cibo e acqua o medicine salvavita… è omicidio.
L’ONU definisce morte indiretta quella che deriva da cause evitabili: mancanza di cure, igiene, nutrizione, acqua, sicurezza. A Gaza queste cause sono la regola, non l’eccezione.La cifra dei sessantamila serve a tranquillizzare gli osservatori. Ma i numeri reali raccontano un’altra guerra, fatta di organi che cedono, di bambini che non crescono, di madri che partoriscono senza luce. Nel linguaggio tecnico della sanità pubblica si parla di eccesso di mortalità. In quello umano si chiama “sterminio più o meno lento”.
Un popolo che muore anche per logoramento.
SOTTO LE MACERIE. Oltre alle morti indirette, quanti sono ancora sepolti sotto le macerie? Le ultime analisi di UNOSAT mostrano che oltre due terzi del costruito è stato distrutto o gravemente danneggiato già alla metà del 2025. Nelle aree più dense – Gaza City, Khan Younis, Rafah – la percentuale sale tra l’80 e il 92 per cento. Interi quartieri sono stati schiacciati più volte, poi ricoperti di calcinacci, ferro, vetro e polvere. La stima ambientale parla di più di 61 milioni di tonnellate di detriti, un volume superiore a quello prodotto dal terremoto di Haiti del 2010 e pari a venti volte quello delle macerie del World Trade Center.Dentro questo paesaggio di rovine si cela un’altra statistica: almeno diecimila persone sotto le macerie, forse molte di più. La protezione civile palestinese e le agenzie umanitarie dell’ONU confermano che i corpi irrecuperabili oscillano tra 5.000 e 20.000, con picchi nei distretti di Shejaiya, Tel al-Hawa e Jabalia, dove il bombardamento a tappeto ha reso impossibile ogni scavo. In queste zone, ogni diecimila edifici crollati possono corrispondere 2.500-4.000 corpi rimasti sepolti. La sabbia stessa si è fatta cimitero.
IL CONTO REALE
Ogni casa distrutta porta con sé una catena di morti indiretti. L’acqua non è più potabile, le fogne sono esplose, gli ospedali esistono solo come gusci di cemento. La fame uccide più delle esplosioni. Le malattie respiratorie, gastrointestinali e cutanee si diffondono in modo esponenziale. Gli antibiotici sono finiti. Gli interventi chirurgici vengono eseguiti senza anestesia. Chi ha bisogno di dialisi o insulina non ha futuro. Le donne partoriscono al buio, i neonati muoiono per mancanza di incubatrici, gli anziani collassano per la pressione alta non curata.Questo è il cuore della mortalità indiretta: un sistema che smette di funzionare, mentre la guerra continua a colpire ciò che resta.
Secondo i dati incrociati di The Lancet e Harvard Dataverse, tra il 7 ottobre 2023 e l’autunno 2025 le morti complessive, dirette e indirette, oscillano tra 186.000 e 377.000, con proiezioni ONU che parlano di oltre 600.000 persone se si considerano le conseguenze ritardate: fame, epidemie, traumi non curati.
La distruzione del costruito è la misura della distruzione del vivente. Ogni muro caduto è un punto in meno di protezione, un pozzo in più contaminato, un cadavere che decomponendosi infetta l’acqua. Quando l’80 per cento delle abitazioni scompare, l’aria diventa tossica, il suolo infetto, la vita impossibile.Il numero reale dei morti non si conosce. Le liste anagrafiche finiscono a ogni bombardamento. Molti corpi sono dispersi, molti registri bruciati. Gli ospedali che contavano i decessi sono stati demoliti. Oggi il calcolo delle vittime si fa per approssimazioni satellitari, per differenza demografica, per assenza. Si misura l’assenza come fatto statistico.
Le cifre finali dicono questo: Gaza ha perso una parte intera della sua popolazione. Tra il dieci e il trenta per cento degli abitanti sono morti, secondo i diversi modelli epidemiologici. La maggioranza era composta da donne e bambini.Nelle ultime ventiquattr’ore, il Ministero della Sanità di Gaza ha segnalato 10 nuovi uccisi e 61 feriti, mentre i bombardamenti su Tel al-Hawa e Shejaiya continuano. Pochi numeri, ma indicativi: la guerra non è finita, e le macerie nascondono ancora chi non ha avuto sepoltura.
Questo è ciò che resta di Gaza: una città ridotta a detrito, un cimitero in superficie, un popolo che sopravvive respirando la polvere dei propri morti.
RIFERIMENTI• The Lancet – “Counting the dead in Gaza: difficult but essential” (luglio 2024): https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736%2824%2901169-3/fulltext• Al Jazeera – “Gaza toll could exceed 186,000, Lancet study says” (8 lug 2024): https://www.aljazeera.com/news/2024/7/8/gaza-toll-could-exceed-186000-lancet-study-says• Harvard Dataverse – Yaakov Garb dataset (3 giu 2025): https://dataverse.harvard.edu/dataset.xhtml?persistentId=doi%3A10.7910%2FDVN%2FQB75LB• France 24 – Fact-check sul “377.000 ‘missing’” (25 giu 2025): https://www.france24.com/en/middle-east/20250625-harvard-report-gaza-missing-misinterpreted-number-israel• OCHA oPt – Humanitarian Situation Updates: https://www.ochaopt.org/publications/humanitarian-situation-update• OCHA oPt – Update #327 con dati cumulati (25 set 2025): https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-update-327-gaza-strip• UNOSAT – Damage Assessment 13 dic 2024: https://unosat.org/products/4047• UNOSAT – Damage Assessment 5 ago 2025: https://unosat.org/products/4165• UNOSAT – Road Network damage (aggiornamenti): https://unosat.org/products/3957• Costs of War (Brown University) – “Indirect Deaths from War in Gaza and the West Bank” (ott 2024): https://watson.brown.edu/costsofwar/files/cow/imce/papers/2023/2024/Costs%20of%20War_Human%20Toll%20Since%20Oct%207.pdf• AP News – Studio UNRWA su malnutrizione acuta infantile (8 ott 2025): https://apnews.com/article/055f7bc35bdd75bc6e858944645014df• The Guardian – Malnutrizione infantile a Gaza, stima The Lancet (8 ott 2025): https://www.theguardian.com/world/2025/oct/08/almost-55000-children-in-gaza-acutely-malnourished-lancet-study-estimates• Reuters – Quadro vittime e distruzione (7 ott 2025): https://www.reuters.com/world/middle-east/gaza-war-tens-thousands-killed-widespread-destruction-2025-10-07/
