UNA PACE IMMOBILIARE

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UNA PACE IMMOBILIARE

Alfredo Facchini

A proposito di “pace”. Per ora, ribadiamolo, non è che una tregua. Mancano ancora – si fa per dire – diciannove punti su venti. E quella che viene sbandierata come la svolta tanto invocata per Gaza ha il sapore nauseante dello sterco del diavolo: soldi, nient’altro che soldi.

Uno degli artefici di questa tregua si chiama Steve Witkoff. Non un diplomatico, non un negoziatore di carriera. No: è un costruttore. Un magnate dell’immobiliare. L’amico personale, fidato, di Donald Trump. Un’altra canaglia.Witkoff è il fondatore del Witkoff Group, impero del mattone nato nel 1997 e specializzato in hotel di lusso. Ma soprattutto in operazioni di “rigenerazione urbana”: una formula elegante per dire demolizione e ricostruzione di quartieri poveri. Ruspe che espellono vite. Colate di cemento per sostituire mondi grigi con altri mondi luccicanti. Prima ancora aveva fondato Stellar Management, uno dei fondi più aggressivi di New York. Un uomo che conosce la rendita, non la diplomazia.

Eppure eccolo lì, nel cuore delle trattative Israele-Hamas, con il titolo di delegato speciale per il Medio Oriente. Un emissario di Trump tra i generali israeliani, i mediatori del Qatar e gli emissari dell’intelligence egiziana e turca.

Le operazioni di Witkoff hanno un filo rosso: il denaro arabo. Nel 2023 il Qatar Investment Authority ha rilevato il suo Park Lane Hotel di New York per oltre seicento milioni di dollari. Le stesse torri che si innalzano a Manhattan sono state finanziate da JPMorgan, Deutsche Bank, capitali di Dubai, Abu Dhabi, Doha. È questa la rete che oggi si riforma attorno al tavolo della “riconciliazione”: gli stessi fondi, le stesse mani, solo un altro terreno da ricostruire.Perché Gaza, ridotta in polvere, per questi pescecani sarà una gigantesca operazione immobiliare. Una zona economica speciale, dicono i documenti preliminari: hotel, porti, condomini, resort sul mare.

Il cerchio si chiude con un rampollo.Uno dei figli di Witkoff, Zach, ha fondato una società di criptovalute – World Liberty Financial – che ha lanciato la stablecoin USD1: il denaro digitale “patriottico” dei trumpisti. A scommettere su questa valuta è un fondo sovrano di Abu Dhabi, pronto a investire due miliardi di dollari.A fianco di Witkoff c’è Jared Kushner, genero di Trump, uomo-ponte tra la Casa Bianca e le monarchie del Golfo. È la ciliegina avvelenata sulla torta.Imprenditore sionista, membro attivo della Chabad Lubavitch, strettamente legato a Netanyahu e al Mossad. Trasuda sionismo da tutti i pori, come testimoniano le sue dichiarazioni in un intervento alla Harvard University: «È un’idea superbamente cattiva che essenzialmente sarebbe un premio per un’azione terroristica». Così definì la realizzazione di uno Stato palestinese. Il suo fondo Affinity Partners, nato nel 2021, è finanziato da PIF (Arabia Saudita), Lunate (Abu Dhabi), QIA (Qatar).E così, quella che questa confraternita criminale chiama pace, diventa una gigantesca questione di proprietà.

Non più confini, popoli, autodeterminazione: ma quote, concessioni, lotti edificabili. Gli stessi che hanno finanziato la distruzione si apprestano ora a finanziare la rinascita, a percentuale. Osceno.Ecco la nuova realpolitik: la pace come asset, il dolore come opportunità, la diplomazia come business plan.I morti sotto le macerie diventano variabili di calcolo, i rifugiati un costo di transizione, i villaggi rasi al suolo un “potenziale di sviluppo”.

Dopo il genocidio, arriva la ricostruzione. E dopo la ricostruzione, arriveranno i profitti. Trump sorride, Witkoff firma, Kushner conta. Gli emissari del Golfo aprono conti offshore e si spartiscono l’“area da riqualificare”.La chiamano pace. Ma è solo la prosecuzione del colonialismo con altri mezzi.

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