“Affaire Xylella”: nuovo rapporto del Wwf denuncia come un’alleanza tra politica, associazioni di categoria e mondo accademico abbia devastato un patrimonio di ulivi millenario, ignorando le alternative e le cure sostenibili, come il “protocollo Scortichini”

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“Affaire Xylella”: nuovo rapporto del Wwf denuncia come un’alleanza tra politica, associazioni di categoria e mondo accademico abbia devastato un patrimonio di ulivi millenario, ignorando le alternative e le cure sostenibili, come il “protocollo Scortichini”

Manuel M Buccarella

In occasione della prima Giornata nazionale dell’agricoltura che si celebrerà domani 9 novembre, il Wwf presenta un’analisi sulla gestione dell’emergenza Xylella in Puglia.

Il rapporto, dal titolo “La fastidiosa Xylella” svela il lato oscuro di un’agricoltura “Made in Italy” dai due volti: da una parte gli agricoltori custodi del territorio, dall’altra un sistema corporativo che ha privilegiato – denuncia l’associazione – interessi economici a scapito del patrimonio olivicolo secolare. Un sistema formato da “alcune associazioni di categoria, imprenditori agricoli, decisori politici e una parte del mondo accademico e della ricerca”. In corso vi è tra l’altro a Bari un procedimento penale ove il Gip lo scorso 28 ottobre ha previsto un nuovo rinvio.

La storia inizia con l’arrivo del batterio in Puglia, “probabilmente attraverso piante di caffè importate dall’America centrale”. La risposta delle autorità a questa emergenza è consistita “nell’abbattimento massivo non solo degli ulivi infetti, ma di tutti gli esemplari nel raggio di 100 metri (ridotto a 50 dal 2022), compresi alberi secolari e millenari perfettamente sani”. Questa strategia è stata perseguita nonostante dal 2015 il batterio fosse già considerato endemico e quindi impossibile da eradicare completamente.

Ogni tentativo di trattare gli ulivi con metodi agroecologici è stato giudicato inefficace – si legge nella nota del Wwf – e questo messaggio, partito dagli ambienti scientifici, si è rapidamente diffuso tra politici, associazioni di categoria, tecnici e agricoltori”. Di conseguenza, centinaia di ettari di oliveti sono state distrutte e abbandonate, “senza reali tentativi di contenimento basati su pratiche ecologiche”.Solo alcuni agricoltori che, sfidando il sistema, hanno sperimentato metodi agroecologici, sono riusciti a ottenere risultati sorprendenti: quegli stessi ulivi che erano stati considerati irrecuperabili, sono tornati a produrre olio di alta qualità.

Wwf denuncia la presenza di un “business dietro l’abbattimento di ulivi: la strategia degli abbattimenti ha generato flussi finanziari stimati in oltre 600 milioni di euro, alimentando speculazioni e conflitti di interesse”. Gli ulivi monumentali sono stati sostituiti “con impianti intensivi e superintensivi di varietà di ulivi (cultivar)brevettate ritenute più resistenti alla Xylella”. Un processo che ha portato anche alla “demolizione della normativa di tutela del paesaggio storico degli ulivi millenari”.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per l’Ambiente (ottobre 2024) l’80 per cento degli habitat protetti è in cattivo stato di conservazione, il 60-70 per cento dei suoli è degradato e il consumo di risorse naturali supera di 1,5 volte la capacità rigenerativa del pianeta. L’agricoltura intensiva rimane la principale causa di perdita di biodiversità in Europa e in Italia.

Il Wwf sottolinea come il caso Xylella abbia messo in luce i limiti della ricerca agronomica italiana e i pregiudizi ancora diffusi verso l’agroecologia. Le esperienze positive degli agricoltori “disobbedienti” dimostrano che esistono alternative valide per il contenimento del batterio attraverso la cura e il ripristino degli agroecosistemi, ma queste sono state sistematicamente ignorate o derise.La soluzione, secondo l’organizzazione ambientalista, sta nell'”abbandono del modello agricolo intensivo” a favore di un approccio che valorizzi gli agricoltori come veri custodi dell’ambiente. È necessaria dunque “una transizione agroecologica” che punti alla “rigenerazione del suolo, alla preservazione delle risorse idriche e alla protezione degli habitat naturali, mantenendo viva la ricchezza genetica e culturale dei paesaggi italiani”.

Il “protocollo Scortichini”

Oltre alle buone pratiche tradizionali, la scienza – quella rispettosa dell’ambiente e del patrimonio olivicolo esistente – ha sperimentato e brevettato pratiche, scarsamente adottate in concreto per i richiamati “pregiudizi”, che hanno dimostrato di poter attaccare e debellare il batterio.

Il gruppo attorno al professore Marco Scortichini ha meritoriamento pensato non di abbattere (eradicare), le piante di olivo malate, bensì di curarle. E ciò appunto applicando il Protocollo Scortichini, consistente in una somministrazione mensile mediante nebulizzazione della chioma, nel periodo primaverile inizio autunno, di un prodotto – ufficialmente autorizzato come fertilizzante fogliare – a base di zinco-rame- acido citrico sugli alberi affetti da Xylella fastidiosa. Tale prodotto, a marchio registrato, prende il nome di Dentamet®. Si tratta di un prodotto dal basso costo. Il trattamento costa pochi euro all’uno (qualcuno dice tre euro a pianta). Una ricerca scientifica dall’esito favorevole, sul Protocollo Scortichini, ha trovato alla fine d’accordo ricercatori sulle prime “negazionisti”. Tra i “negazionisti”, in particolare, Maria Saponari, dell’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Bari che, assieme ad altri ricercatori, ha pubblicato a gennaio di quest’anno, sulla rivista scientifica Chemical and Biological Technologies in Agriculture, una lunga ricerca in lingua inglese dal titolo (tradotto) “Screening in vitro ad alto rendimento dell’attività antimicrobica di diversi composti contro Xylella fastidiosa subsp. pauca”.“Con questo lavoro – si legge – abbiamo cercato di stabilire una solida procedura microbiologica per valutare in vitro il potenziale antimicrobico di vari composti contro la Xfp, concentrandoci su micronutrienti, ioni metallici, antibiotici e composti fenolici. I risultati raccolti attraverso i saggi combinati hanno permesso di classificare i composti come efficaci o non efficaci in vitro e, per il primo gruppo, di valutare se il loro meccanismo d’azione si esplica attraverso un’azione battericida o batteriostatica”.

“Questo studio mirava a valutare l’efficacia in vitro contro Xylella fastidiosa subsp. pauca (Xfp) di diverse classi di prodotti, inclusi ioni metallici, micronutrienti, antibiotici e composti fenolici. La crescita lenta e meticolosa del batterio richiede l’ottimizzazione di protocolli specifici per valutare l’attività antibatterica e l’effetto sulla formazione di biofilm. I risultati hanno mostrato un effetto dose-risposta contro Xf per la maggior parte dei prodotti. In particolare, tra i micronutrienti e i composti fenolici, CuSO4·5H2O, Dentamet®, Il pirocatecolo e il 4-metilcatecolo hanno mostrato la più elevata attività battericida e antibiofilm. Allo stesso tempo, gli antibiotici hanno dimostrato una sostanziale attività batteriostatica, inibendo efficacemente la formazione di biofilm”Una ricerca bibliografica di composti antibatterici per il controllo delle malattie batteriche delle piante ha permesso di selezionare una serie di 19 prodotti, appartenenti a diverse classi (ovvero micronutrienti, sali metallici, composti fenolici, antibiotici), da testare in vitro contro Xfp . Tra questi, la formulazione Dentamet® è stata utilizzata come controllo di riferimento, poiché la sua capacità di inibire la crescita batterica di Xfp era stata precedentemente riportata”.E veniamo al Protocollo Scortichini: Dentamet EF (5% v/v) è stato in grado di uccidere le cellule Xfp subito dopo l’esposizione al formulato. Dentamet® (0,5% v/v) è stato anche in grado di uccidere completamente (significatività, P < 0,001) la popolazione batterica dopo 4 ore; CuSO4·5H2O (0,1% v/v) ha ridotto significativamente la vitalità delle cellule Xfp a 4 e 8 ore (P < 0,0001) e ha ucciso completamente la popolazione batterica a 24 ore (P < 0,0001), analogamente a Kn.Dunque le cure sono assai più efficaci delle eradicazioni…

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