LA MEMORIA COSTA. A VOLTE È IMBARAZZANTE. LO STUPORE NON COSTA NIENTE. DALL’IRAN AI FEDERALI FASCISTI NEGLI STATI UNITI.

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LA MEMORIA COSTA. A VOLTE È IMBARAZZANTE. LO STUPORE NON COSTA NIENTE. DALL’IRAN AI FEDERALI FASCISTI NEGLI STATI UNITI.

Lavinia Marchetti

I regimi non piacciono a nessuno, da sempre, tranne quando il “regime” siamo noi, allora, in quei casi, chi sta dalla parte del regime e ha privilegi plaude al suo regime, in Italia lo sappiamo bene, visto che abbiamo rimesso i fascisti al governo e inneggiano indisturbati ai loro raduni grotteschi.

I regimi non piacciono, però vanno contestualizzati. Chi non vede che ad infiammare l’Iran non è una semplice rivolta dal basso, ma una rivolta armata ben strutturata e fomentata , chi non vede che è una strategia che parte da Gaza, passa per la Siria (che nel frattempo bombarda i Curdi. Ricordate? I curdi ci piacevano finché ci hanno fatto comodo, poi li abbiamo abbandonati) e vuole destabilizzare tutto il Medio Oriente per controllarlo meglio, o è in mala fede, o è smemorato. Ricordate la primavera araba?

Di certo a nessuno piace Khamenei e compagnia, ma preparare il terreno a Israele e Usa è forse peggio. Non è difficile arrivarci. Non stupiamoci. Abbiamo almeno il dovere di ricordare il rovesciamento di Mohammad Mossadegh nel 1953, operazione costruita da CIA e MI6, con un’idea di fondo che ha fatto scuola, ovvero quella di piegare un paese tramite ingegneria politica esterna e reti interne corrotte ben pagate e soprattutto armate. Ovviamente lo stesso vale per il Sudamerica via Venezuela. Destabilizzare, abbattere chi non è suddito e comandare appropriandosi di risorse importanti e strategiche da togliere alla Cina e alla Russia.

Non ci vuole una mente analitica brillante. Basta fare 1+1.In seconda battuta, non stupiamoci neanche della fascistizzazione del fronte interno americano. Sono sempre stati fascisti. Solo che adesso la vittima è bianca e americana e allora il mondo si stupisce. Ma come? Negli USA? Cattivo Trump.

Voglio ricordarvi, con statistiche dal 2013, che Negli USA vengono uccisi circa 1.100 civili ogni anno da agenti di polizia, non è che se cambi divisa o ti chiami ICE la pallottola nel cranio fa più male…è un intero sistema che funziona così ed è su base razziale. Una recente analisi su 5 anni di casi ha registrato oltre 1.400 afroamericani uccisi da polizia (di cui almeno 130 non armati), contro circa 230 bianchi non armati nello stesso periodo. (leggete bene questo articolo, è illuminante https://giffords.org/issues/police-shootings/#:~:text=According%20to%20the%20Mapping%20Police,white%20Americans%20as%20Black%20Americans

Gli episodi di omicidi di persone disarmate non sono eventi rari isolati: l’assassinio della giovane Breonna Taylor a Louisville e quello di George Floyd a Minneapolis (il quale fu tenuto con il ginocchio sul collo per 8′46″ fino alla morte). Giusto per citare i più famosi. In molti casi dopo lo sparo viene fabbricata la “prova” per giustificare il gesto: ad esempio nel 2014 a Baltimora un sergente di polizia è stato incriminato per aver piantato una pistola giocattolo su un sospetto dopo che un collega lo aveva investito con l’auto.Come se il fatto decisivo fosse l’etichetta ICE invece di una lunga cultura del grilletto, difesa da sindacati, tribunali, immunità, prassi operative, addestramenti, narrazioni mediatiche.

Un po’ di onestà intellettuale e lettura dei dati non guasterebbe. Ma preferiamo lo stupore, la rincorsa alla notizia, l’indignazione postuma, a danni fatti. Il database Mapping Police Violence registra, anno dopo anno, uccisioni da parte della polizia che restano stabilmente sopra il migliaio: nel 2024 risultano 1.201 persone uccise, nel 2023 1.336, nel 2022 1.201, nel 2021 1.149. A questo punto Renée Good smette di essere “il caso dell’ICE” e diventa un caso americano. Un caso di cultura della forza e di immunità. Un caso di Stato che pretende fiducia cieca, poi rifiuta trasparenza quando la fiducia servirebbe davvero.

Su Renée, l’Associated Press e People raccontano anche il dopo: le tensioni, la contestazione dell’uso della forza, la pressione politica sulla narrazione, il braccio di ferro tra autorità statali e federali. Non vi ricorda la cultura, anche italiana incarnata bene da un ministro di cui non ho voglia di fare il nome, con un bel “io sto sempre con le forze dell’ordine”… chi se ne frega se uccidono a caso, e in Italia non ci mancano i casi…Ecco perché lo stupore mi pare una forma di pigrizia morale. Renée Good, cittadina americana, bianca, madre, poeta, uccisa a Minneapolis da un agente dell’ICE, diventa improvvisamente “scandalo”. Il resto, per anni, è stato “ordine pubblico”. La memoria, invece, obbliga a vedere continuità: il grilletto facile, la razzializzazione del sospetto, la fabbricazione postuma del racconto, l’immunità come scudo, la colonizzazione interna del consenso tramite reclutamento e propaganda, (il 30% degli “agenti” ICE sono latini, sonderkommandos).Quindi no, non stupiamoci.

Arginiamo. Pensiamo, o almeno proviamoci.

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