Il Parlamento israeliano ha approvato mercoledì 21 gennaio una legge che vieta alle persone in possesso di laurea conseguita presso università dell’Autorità Nazionale Palestinese di insegnare nelle scuole israeliane.
Il provvedimento, presentato dal deputato Amit Halevi insieme ad altri esponenti della coalizione e sostenuto anche da figure del Likud, introduce modifiche alla Legge sull’Istruzione Statale e alla Legge sulla Supervisione Scolastica, i pilastri normativi che regolano requisiti e controllo dell’istruzione. Le nuove disposizioni stabiliscono che un titolo universitario ottenuto in università o college riconducibili all’Autorità Palestinese non vale, in termini giuridici, come qualificazione accademica idonea all’impiego nelle scuole.
Ai laureati presso le università palestinesi viene pertanto preclusa la possibilità di essere assunti come insegnanti, dirigenti scolastici o ispettori, anche qualora soddisfino ogni altro requisito professionale, incluse abilitazioni, esperienza, idoneità formali e competenze linguistiche o disciplinari.
Secondo i dati del Centro di Ricerca e Informazione della Knesset, tra gli insegnanti laureati in istituti nell’amministrazione dell’Autorità Nazionale Palestinese, il 62% insegna a Gerusalemme Est. Dei circa 6.700 insegnanti attualmente impiegati nel sistema educativo arabo di Gerusalemme Est, almeno il 60% possiede solo una laurea palestinese.
Come ricorda Raffaele Oriani, nel suo libro “Il popolo meraviglioso” scritto con Alhassan Selmi e Marcella Brancaforte, “prima del genocidio, a Gaza studiavano tutti. Il tasso di analfabetismo era al 2%, le scuole superiori assorbivano il 90% delle classi d’età, le università erano frequentate dal 45% dei giovani (in Italia, da circa il 30)”.
Un ulteriore tassello dell’apartheid praticato dallo Stato sionista nei confronti dei palestinesi già ben prima della “eccessiva reazione” di Tel Aviv al 7 ottobre e certificato da diverse realtà di rilievo internazionale, in particolare da Amnesty International in un suo famoso Rapporto. La ciliegina sulla torta del tentativo profondo di cancellazione di un popolo con la sua dignità e della pulizia etnica perpetrata dagli israeliani a danno del popolo palestinese – anche verso palestinesi cittadini israeliani (ovviamente di serie B) – anche nel fondamentale ambito della cultura e dell’insegnamento.

