Sanità, malasanità ed i (pochi) soldi del PNRR.

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Sanità, malasanità ed i (pochi) soldi del PNRR.

Manuel M Buccarella

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) nasce dal finanziamento previsto dall’Unione Europea, nell’ambito del programma Next Generation Eu, per favorire la ripresa dopo la crisi – sanitaria, economica, sociale – causata dalla pandemia di Covid-19.

All’Italia sono stati destinati 191,5 miliardi di euro: di questi 68,9 sono a fondo perduto, mentre 122,6 sotto forma di prestiti a tassi agevolati. Alla salute in modo specifico è destinata la Missione 6 (l’ultima) del Pnrr, con un finanziamento complessivo di 15,63 miliardi. In parole povere, alla sanità, quasi fanalino di coda, il governo Draghi e l’Europa hanno riservato meno del 10% dei fondi a disposizione.

La sanità pubblica in Italia subisce tagli lineari da anni. Si preferisce finanziarie la vendita e la produzione di armi, ancor prima della guerra in Ucraina, ed ora ancora di più. Da ultimo il governo Meloni, con il Def 2023, ha previsto già per quest’anno, tagli per tre miliardi di euro (dal 6.9 al 6.7% del Pil), altri se ne avranno negli anni a seguire…al resto dovrebbe pensarci il Pnrr…

Quali sono gli obiettivi da raggiungere con il Pnrr in sanità?

Il Pnrr copre il quinquennio 2021-2026. La Missione 6 si divide in due componenti: la prima è Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale; la seconda è Innovazione, ricerca e digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Due le riforme considerate essenziali per raggiungere gli obiettivi: quella della medicina territoriale (decreto ministeriale 77/2022), con le case di comunità, ospedali di comunità e sviluppo di telemedicina e quella degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) tesa a migliorarne la governance.

Si prevede dunque una riorganizzazione dell’offerta sanitaria con un potenziamento della medicina territoriale e di “case” ed “istituti di ricovero”, che andrebbero a sostituire gradualmente i piccoli nosocomi di provincia, venendo incontro alle esigenze di cura di una popolazione che diventa sempre più “vecchia”.

Tutte belle parole ma intanto in diverse aree del Paese, come in particolare la Puglia, aumentano i problemi per il personale medico e paramedico e per i cittadini.

La Puglia sconta una cronica carenza di personale. Le strutture ospedaliere inoltre, in particolare quelle periferiche, vengono ridimensionate, chiusi ed accorpati ad altre strutture diversi reparti, talvolta a buon motivo, in quanto la domanda non sarebbe adeguata, talaltra per carenza di personale. La Puglia, come altri regioni, ha dovuto ripensare l’offerta sanitaria in forza di un piano di rientro verso lo Stato centrale “lacrime e sangue”. Si attendono nuove risorse ed in assenza di concorsi pubblici, il governatore pugliese Emiliano aveva proposto una sorta di “assunzione diretta”, immediatamente bocciata dai sindacati. O concorsi pubblici o niente, come vuole anche la Costituzione.

In effetti il Pnrr non prevede fondi per assunzioni.

I fondi del Pnrr non possono, per loro natura, essere destinati all’assunzione di personale. Quindi sebbene il mancato turnover degli ultimi dieci anni abbia causato un invecchiamento degli operatori (medici, infermieri e non solo), per questo obiettivo si dovrà intervenire con altre soluzioni. Tuttavia – grazie ai provvedimenti adottati durante l’emergenza pandemica – il numero di dipendenti del Ssn nel 2022 è tornato ai livelli del 2011, anno in cui è iniziato il blocco del turnover. D’altra parte però, il Pnrr può essere utilizzato per favorire l’aggiornamento del personale, specie in relazione alle nuove tecnologie informatiche, utilizzate per teleconsulti e televisite.

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