L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato nuovamente, per il trentunesimo anno consecutivo, con una schiacciante maggioranza contro l’ embargo economico e commerciale degli Stati Uniti contro Cuba, imposto per la prima volta nel 1960, dopo la Rivoluzione castrista del 1959 che portò, tra l’ altro, alla nazionalizzazione di diverse attività statunitense, dal petrolio all’ agricoltura. 187 Stati hanno votato per la risoluzione “necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”, con i soli Stati Uniti e Israele contro e l’astensione dell’Ucraina. Nel 2022 avevano votato a favore 185 Stati membri, i soliti Israele, Stati Uniti contro e le astensioni erano state 2: l’Ucraina e il Brasile del presidente neofascista Jair Bolsonaro.
L’Assemblea generale dell’Onu ha espresso preoccupazione per il fatto che, nonostante le sue risoluzioni risalenti al 1992 (Risoluzione 47/19), «L’embargo economico, commerciale e finanziario contro Cuba è ancora in vigore», e per «Gli effetti negativi di tali misure sul popolo cubano e sui cittadini cubani che vivono in altri Paesi».
Sono state ricordate le misure adottate dall’allora presidente Usa Barack Obama nel 2015 e nel 2016 «Per modificare diversi aspetti dell’applicazione dell’embargo, che contrastano con le misure applicate dal 2017 per rafforzarne l’attuazione» e l’Assemblea Generale ha ribadito la sua richiesta a tutti gli Stati di «Astenersi dal promulgare e applicare tali leggi e misure restrittive, in linea con i loro obblighi ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale».
Gli Stati Uniti dicono di voler attendere lo svolgimento di libere elezioni a Cuba per rimuovere “el bloqueo”.
