Dire che la Russia sta forse vincendo? Se lo chiede The Economist

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Dire che la Russia sta forse vincendo? Se lo chiede The Economist

Sui social Alessandro Di Battista, noto “finto-pacifista” e “putiniano” della prima ora, riporta l’ ultima copertina di The Economist, che dà ampio spazio a Putin ed alla guerra in Ucraina. L’ autorevole periodico in effetti si chiede se Putin non stia vincendo.

“Ricordo gli insulti che mi sono beccato per aver detto che la Russia non sarebbe affatto crollata a causa delle sanzioni. Per aver detto che non stava utilizzando tutta la sua potenza di fuoco (è sufficiente guardare i massacri che quel criminale di Netanyahu sta compiendo su donne e bambini palestinesi). Per aver chiesto, dal primo giorno, un negoziato (tra l’altro Russia e Ucraina arrivarono ad una bozza di accordo ma USA e soprattutto GB obbligarono Kiev a stracciarlo). Ricordo tutto. E sono fiero di non essermi mai lasciato intimorire da queste vili rappresaglie mediatiche”, esordisce l’ opinionista già parlamentare pentastellato.

“Oggi politici e giornalisti – continua Di Battista – stanno zitti, o lentamente si riposizionano (come sta facendo in modo osceno il PD). Vedrete, parleranno di Pace, di negoziato, di cessioni territoriali alla Russia. Il tutto dopo aver dato copertura politica e mediatica al suicidio europeo. Rammento che l’Europa, per obbedire agli ordini di Biden e del complesso militare-industriale USA che aveva bisogno della guerra in Ucraina per vendere armi e gas liquido al vecchio continente, ha speso per far fronte all’emergenza energetica legata anche alla guerra, 800 miliardi di euro (…)

Vedrete, tra qualche mese/anno i difensori di questa politica criminale diranno fischiettando a favor di telecamera “in effetti abbiamo sbagliato qualcosa”. Come hanno fatto per l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia. Tanto mica sono morti i loro figli, mica sono loro ad aver perso le case. Questo è il libero e democratico occidente del resto. Questi i valori occidentali da esportare con le bombe e con i massacri compiuti in nome della libertà, della democrazia e della lotta al terrorismo”.

Tutto questo motivo di profonda meditazione.

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