La storia di Abdullah, bambino della Striscia ammazzato dai soldati israeliani (dalla pagina Fb di Alessandro Di Battista)

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Le migliaia di bambini palestinese e libanesi assassinate dai terroristi in divisa israeliani (chiamarli soldati è indecente) su ordine dei terroristi di Stato di Tel Aviv (chiamarli politici è una vergogna) non sono numeri. Sono persone, esseri umani, bambini e bambine con sogni, passioni, aspirazioni.

I media occidentali (salvo rare eccezioni) non pubblicano mai le loro storie né i loro volti. Umanizzare significherebbe empatizzare dunque rompere la narrazione israeliana falsa e criminale (Israele ha diritto a difendersi e altre porcherie del genere). Facciamolo. Facciamo noi tutto quello che è possibile fare.

Questo bambino si chiamava Abdullah Jamal Hawash e aveva 11 anni. E’ stato assassinato due giorni fa da un terrorista in divisa israeliano in Cisgiordania, a casa dei palestinesi. La sua colpa? Aver tirato un sasso (un sasso) contro la jeep blindata della forza di occupazione. Sì, forza di occupazione. I terroristi in divisa israeliani occupano illegalmente e contro risoluzioni ONU la Cisgiordania. Occupano e danno protezione militare ai coloni israeliani, ovvero fanatici religiosi che si comportano come il Ku Klux Klan.

I palestinesi, GIUSTAMENTE (ci comporteremmo tutti come loro) cercano di cacciare gli invasori. Abdullah contro gli invasori ha tirato un sasso. Gli hanno sparato in petto. Ripeto, aveva 11 anni.Era un bambino, è un volto, è una storia. Non è un numero.

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