Negli Stati Uniti, recenti arresti di studenti palestinesi hanno suscitato preoccupazioni riguardo alla libertà di espressione e alle politiche governative nei confronti delle proteste pro-Palestina.
Mahmoud Khalil, studente palestinese e attivista presso la Columbia University, è stato arrestato l’8 marzo 2025 a New York. Nonostante fosse residente legale negli Stati Uniti con una green card, le autorità lo accusano di aver partecipato a manifestazioni a sostegno di Hamas, organizzazione considerata terroristica dagli USA. Khalil è attualmente detenuto in un centro dell’ICE in Louisiana, in attesa di una decisione sulla sua possibile deportazione.
Successivamente, il 14 marzo 2025, Leqaa Kordia, studentessa palestinese originaria della Cisgiordania, è stata arrestata per aver oltrepassato la durata del suo visto e per la partecipazione a proteste pro-Palestina. Nello stesso periodo, Ranjani Srinivasan, dottoranda indiana presso la Columbia University, ha avuto il suo visto revocato con l’accusa di sostenere Hamas; di conseguenza, ha lasciato volontariamente gli Stati Uniti.
Questi arresti si inseriscono in un contesto di crescente repressione delle proteste pro-Palestina nei campus universitari statunitensi. L’amministrazione Trump ha adottato misure più severe contro coloro che partecipano a manifestazioni considerate antisemite, utilizzando strumenti come l’intelligenza artificiale per identificare e sanzionare i partecipanti. In risposta a queste azioni, il 13 marzo 2025, circa 98 persone sono state arrestate durante una protesta presso la Trump Tower a New York, organizzata per chiedere il rilascio di Mahmoud Khalil e manifestare solidarietà alla causa palestinese. La polizia ha arrestato centinaia di manifestanti, tra cui anziani ebrei, discendenti dei sopravvissuti all’Olocausto e studenti, e li ha trascinati fuori da un sit-in alla Trump Tower per braccia e gambe.
Ebrei e amici hanno preso il controllo della Trump Tower in un rifiuto di massa dell’agenda fascista dell’amministrazione Trump. Trump promette di revocare i visti agli studenti che protestano contro il genocidio di Gaza da parte di Israele come parte di una cosiddetta repressione dell’antisemitismo.
“Come chiarisce l’abbondanza di nazisti e noti antisemiti nel governo di Trump all’amministrazione non interessa la sicurezza degli ebrei – chiarisce l’organizzazione ebraica Jewish Voice for Peace – se non come scusa per portare avanti il suo programma razzista, con l’intenzione di deportare e schiacciare i nostri movimenti.Come ebrei, ci rifiutiamo di essere i capri espiatori del fascismo”.
“Siamo qui alla Trump Tower – concludono i pacifisti ebraici – per registrare il nostro rifiuto di massa all’agenda autoritaria di Trump, intento a criminalizzare palestinesi, immigrati, trans e tutti coloro che osano parlare”.
La comunità accademica e le organizzazioni per i diritti civili esprimono crescente preoccupazione riguardo alle misure adottate dalle autorità civili ed accademiche, sottolineando il rischio per la libertà di espressione e il diritto alla protesta negli Stati Uniti. Nel frattempo l’amministrazione Trump ha tagliato di 400 milioni di dollari il sostegno finanziario alla Columbia University.
