Salento, centinaia di ulivi resi secchi dalla xylella rivegetano naturalmente e producono olio

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Salento, centinaia di ulivi resi secchi dalla xylella rivegetano naturalmente e producono olio

Manuel M Buccarella

Centinaia di alberi resi secchi dalla Xylella sono rifioriti, tornando a produrre nel parco delle Dune Costiere.

Nelle campagne tra Galatone e Collepasso, in provincia di Lecce, la natura ha mostrato la sua forza resiliente e ha ridato vita a centinaia di ulivi malati di Xylella. Le piante si sono riprese da sole, senza alcun intervento esterno, sono tornate a fiorire e a produrre olive e olio con caratteristiche giudicate migliori dell’olio tradizionale salentino. L’osservazione è stata fatta durante le visite organizzate da Michele Lastilla, direttore del Parco regionale delle Dune costiere – un’area naturale protetta del Salento settentrionale tra Ostuni e Fasano istituita nel 2006 – durante lo scorso fine settimana nell’ambito del progetto di cooperazione transfrontaliera «SusAgri» che vede coinvolte Italia, Albania e Montenegro.

Si tratta di un’iniziativa, di cui ha parlato diffusamente anche Il Corriere della Sera, dedicata all’agricoltura sostenibile e alla resilienza climatica. E proprio le centinaia di ulivi tornati al loro naturale compito produttivo sono l’esempio della capacità di affrontare uno stress e di superarlo.

«La natura ha risposto da sola al problema xylella – conferma Michele Lastilla – Le piante si sono adattate alla nuova situazione e così c’è una nuova fioritura». Per gli esperti che hanno accompagnato gli ospiti albanesi e montenegrini hanno spiegato è «come se le piante naturalmente avessero sviluppato una resistenza e siano rinate».

Franco Fanizzi, docente all’università del Salento, è entrato nel dettaglio spiegando che «il maggior contenuto di polifenoli riscontrato nelle analisi ha reso migliore la qualità di questo nuovo olio rispetto a quello tradizionalmente più dolce». Ha anche proposto una riunione tra tutti gli studiosi del settore per fare il punto sulla ricerca con le istituzioni. Secondo il direttore del Parco delle Dune costiere, Lastilla, è necessario modificare il racconto fatto finora del territorio pugliese. «È fuorviante perché dalla narrazione viene fuori un paesaggio morente – dice – ma ora abbiamo davanti un dato oggettivo, che la natura è resiliente. Occorre inoltre uscire dalla logica dell’emergenza per puntare sulla ripresa nella convivenza col batterio».

Lastilla insiste su alcuni concetti: «Dobbiamo registrare il successo delle sperimentazioni fatte nell’azienda agricola Curtimaggi di Grottaglie con 700 ettari di uliveti e grande attenzione e cura del paesaggio. E c’è anche l’eccellente risultato di pratiche sostenibili per contrastare la xylella verificabile all’istituto agrario Pantanelli di Ostuni che gestisce 400 ulivi monumentali di proprietà della Provincia di Brindisi dove è stato applicato un protocollo che ha dato ottimi frutti e alcuni giovani agricoltori sono protagonisti di un corso di formazione per rafforzare le conoscenze per mitigare gli effetti del riscaldamento globale». «Bisogna essere pratici, non ideologici, continua.Le piante hanno messo a punto un loro sistema di difesa, ci sono voluti alcuni anni, ma la rinascita sta avvenendo pur in presenza della Xylella che si è ridimensionata nella sua portata distruttiva».

Abbiamo ospitato più volte in questo giornale disquisizioni sull’argomento come anche la prospettazione di posizioni contrapposte. Il fenomeno descritto può trovare conforto per lo più nel c.d. Protocollo Scortichini, che non ricorre ad eradicazioni e sostituzioni delle piante malate, ma ne prevede il trattamento con una somministrazione mensile mediante nebulizzazione della chioma, nel periodo primaverile inizio autunno, di un prodotto – ufficialmente autorizzato come fertilizzante fogliare – a base di zinco-rame- acido citrico, oltre alla rimozione meccanica delle erbe infestanti in inverno e primavera per ridurre il numero di uova e per il contenimento delle forme giovanili del vettore ed a potature leggere dell’albero con cadenze di uno-due anni.

Di riscontri ve ne sono stati e ve ne sono anche ora in termini di mantenimento della produttività e di riduzione della carica batterica nelle piante di olivo. In buona sostanza, il Protocollo messo in atto dagli studiosi del Crea – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria – diretto dal professor Marco Scortichini, si fonda sulla convivenza della pianta con la malattia, convivenza accompagnata dai descritti trattamenti, malattia che permane nella pianta ma si riduce di intensità, consentendo all’ulivo di fogliare e financo di produrre nuovi frutti utili alla produzione d’olio.

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