A Piano di Sorrento il parroco di Mortora don Rito Maresca ha celebrato il Corpus Domini con una casula palestinese: “Oggi più che mai dobbiamo parlare di Gaza, mentre Israele esporta la guerra in Iran per distrarre il mondo” .
A Mortora la celebrazione del Corpus Domini non è passata inosservata, scrive Il Quotidiano di Napoli. Don Rito Maresca ha scelto di indossare per la messa una veste dai colori forti: rosso, verde, nero e bianco, quelli della bandiera palestinese.
Un gesto immediatamente visibile, che ha colpito e fatto riflettere i fedeli. Ma più che un simbolo provocatorio, è stato il segno di un’omelia intensa, scomoda, necessaria.
Don Rito ha parlato chiaro: “Mentre noi adoriamo il pane spezzato — sacramento del Corpo di Cristo — a Gaza si spezzano corpi innocenti. E non possiamo far finta di non vedere”. Parole pronunciate con calma, ma cariche di una forza che ha attraversato la navata. Il suo messaggio è stato semplice quanto radicale: il Vangelo non è un rifugio dalla realtà, ma uno strumento per leggerla.“Quest’anno, nel preparare questa festa, non riuscivo a togliermi dalla mente quei corpi spezzati non sull’altare, ma sotto le bombe, tra le macerie”, ha detto il parroco. “Quella che si consuma a Gaza è un’eucaristia brutale e anonima. Se davvero crediamo che il Verbo si è fatto carne, allora ogni carne è sacra. Anche quella che muore senza nome. Se crediamo nel sacrificio del Corpo di Cristo presente nel pane spezzato, allora ovunque si spezzano corpi innocenti, lì possiamo credere presente il Corpus Domini”.
Le sue parole si sono spinte oltre. Don Rito ha denunciato quello che definisce un tentativo di “annientare un popolo”. Ha citato i dati: Gaza è al collasso, con il 92% della capacità abitativa distrutta, il 95% delle scuole danneggiate, il 94% degli ospedali colpiti. “Nessuno potrà più tornare a casa”, ha affermato.
“E nel frattempo, Israele, con la complicità attiva degli USA e il silenzio codardo di molti governi europei esporta la guerra anche in Iran, distraendo il mondo da ciò che accade in Palestina. Una strategia che serve a deviare lo sguardo. Ma noi, come cristiani, dobbiamo restare fermi lì dove soffre l’umanità”.
Don Rito ha ribadito che non si tratta di una presa di posizione ideologica, ma umana e spirituale. “Indossare questa casula — ha spiegato — significa stare con gli innocenti, non con Hamas, e neppure contro il popolo ebraico. Significa ascoltare anche quegli israeliani che chiedono la pace. Significa dire che ogni vita conta, specie quella che qualcuno cerca di annientare”.
Il passaggio più forte è stato questo: “Quella che celebro oggi è una messa impura. Sporca di sangue e di storie vere. Una messa che rischia di scandalizzare chi vuole un culto asettico, protetto. Ma è anche la messa che mi fa sentire dalla parte di Cristo condannato dal potere religioso e da quello imperiale”.

