Silvana Sale
In un’Europa che si vanta ipocritamente di tutelare la libertà culturale e i diritti fondamentali, spicca oggi il nome di Pina Picierno per una battaglia che lascia l’amaro in bocca a chiunque ancora creda che l’arte debba essere libera, la cancellazione del concerto del direttore d’orchestra Valery Gergiev alla Reggia di Caserta.
Una crociata personale, condotta con toni inquisitori, fino a trasformarsi in una vittoria ideologica su un artista, su un uomo, su un interprete straordinario della musica classica. Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, ha scelto di usare il suo ruolo istituzionale non per costruire ponti culturali tra i popoli, ma per sovrapporre la logica della propaganda a quella dell’arte. Ha bollato Gergiev come “fiancheggiatore del Cremlino” e ha chiesto la rimozione immediata del suo nome dal cartellone della rassegna musicale “Un’Estate da Re”, con accuse più adatte a un’aula di tribunale che a una platea di musica sinfonica.Attraverso dichiarazioni pubbliche, lettere aperte, interviste e un presidio davanti alla Reggia con bandiere europee, Picierno ha orchestrato una campagna di delegittimazione fondata sul sospetto, non sulla musica. Ha guidato personalmente la pressione politica su Regione Campania, organizzatori e istituzioni europee per bloccare il concerto.
Con una retorica che richiama i processi sommari del passato, Picierno ha annunciato con enfasi la “vittoria” contro la presenza di Gergiev in Italia, affermando che la Campania non avrebbe ospitato un “ambasciatore di Putin”.
Ma cosa ha vinto esattamente? Non ha sconfitto Putin.Non ha salvato l’Ucraina.Non ha tutelato alcun diritto umano.Ha ottenuto solo questo: l’eliminazione di un evento artistico di altissimo livello, già in programma, che nulla aveva a che fare con l’ideologia o con la politica.
Il vero punto grave non è il giudizio morale verso Gergiev, ma l’abuso del potere istituzionale per imporre un’idea culturale unica. Pina Picierno non si è limitata a esprimere un’opinione. Ha agito come una censora moderna, capace di dettare la linea editoriale di un cartellone musicale in nome di una purezza ideologica.Ha trasformato il Parlamento Europeo in una macchina per fare pressione su eventi culturali regionali, scegliendo chi può o non può salire su un podio. Tutto questo mentre ci si riempie la bocca con parole come “pluralismo”, “diversità” e “tolleranza”.
Valery Gergiev non è un funzionario, né un politico. È un direttore d’orchestra, una figura celebrata nei teatri del mondo per la sua maestria. È un artista, non un generale. Ma per Picierno questo non conta, conta solo il sospetto, l’etichetta, la punizione esemplare.Invece di difendere la cultura, Picierno ha preferito colpire un uomo per la sua identità, per le sue presunte simpatie, per il suo passaporto. E questo, in ogni democrazia matura, si chiama discriminazione.
Cancellare Gergiev oggi significa legittimare la censura preventiva domani. Significa dire che la musica deve inchinarsi alla politica, che l’artista deve dichiarare fedeltà a un’ortodossia per essere ammesso a teatro.Significa dare il via a un’epurazione silenziosa e sottile, mascherata da moralità ma guidata dal controllo e dalla paura. È questo il modello di cultura che vogliamo?Pina Picierno non ha difeso la libertà, l’ha tradita. Ha combattuto una battaglia vile contro un uomo e il suo talento, usando il suo ruolo per imporre un’agenda politica dove avrebbe dovuto esserci solo musica.
