Le famiglie italiane sono sempre più in difficoltà: secondo l’Istat nel 2023 In Italia la povertà assoluta riguarda circa il 9,8% della popolazione (5,7 milioni di persone) e l’8,5% delle famiglie (2,2 milioni). La povertà relativa, invece, si attesta al 10,6%, coinvolgendo oltre 2,8 milioni di famiglie.
La situazione è come sempre più drammatica nel Mezzogiorno, ove l’incidenza di povertà assoluta raggiunge il 12,7% della popolazione, più alta rispetto al Centro (7,5%) e al Nord (8,8%). Inoltre, la povertà assoluta colpisce maggiormente i minori (13,8%) rispetto agli adulti.
Come noto, i salari medi degli italiani si sono deprezzati dell’8 percento rispetto al 2021 e sono praticamente fermi da trent’anni, in controtendenza rispetto alla maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea.
Il quadro appena descritto trova applicazione anche a proposito delle gite scolastiche dei ragazzi. Tante sono le famiglie infatti che hanno difficoltà a mettere a disposizione anche solo 300 euro per la gita d’istruzione dei propri figli, avendo difficoltà ad arrivare a fine mese tra caro bollette, carburante, imposte anche indirette aumentate e con il carrello della spesa sempre più oneroso a causa dell’inflazione e di vari aumenti dovuti alla guerra e, perché no, anche alle sanzioni contro la Russia (rinuncia al gas a buon mercato).
La descrizione plastica di queste difficoltà nella testimonianza/opinione di Crocifisso Aloisi, dal profondo Sud salentino.
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Sapere che domani alcuni ragazzi non potranno partecipare alla gita scolastica perché le loro famiglie non sono in grado di pagare la quota prevista a loro carico mi fa incazzare parecchio. Stiamo parlando di una quota di circa 300,00 euro che dovrà costringere alcuni ragazzi a restare a casa perché le loro famiglie non sono in grado di sostenere tale esborso. Alla faccia di chi predica, ma soltanto a parole ovviamente, la retorica dell’inclusione: qui abbiamo approvato un modello sociale che è inclusivo soltanto in base alla propria capacità reddituale. Una cosa abominevole e vomitevole, completamente anticostituzionale.
Ovviamente la colpa non è specificamente dei dirigenti scolastici ma di un modello sociale e culturale frutto di una narrazione deviata. Un tempo, non molto tempo fa a dire il vero, non era così: si andava in gita tutti quanti a prescindere dalla condizione sociale perché lo Stato provvedeva a tutto. Oggi invece non è più così perché decenni di globalizzazione, decenni di dannose chiacchiere su euro ed Europa, hanno prodotto questi vergognosi risultati. Per decenni ci hanno fracassato le scatole sul patto di stabilità, sui vincoli di bilancio ed in nome di questa follia sono state adottate politiche liberiste di tagli alla spesa sociale, salvo poi sentire che per una folle spesa militare si potrebbe non rispettare gli stessi vincoli di bilancio. E non mi si venga a parlare del debito pubblico, del fatto che i vincoli di bilancio dovevano servire per risanare i conti pubblici, perché dopo decenni di macelleria sociale ad input europeista il famigerato debito pubblico non si è significativamente ridotto. Semmai fosse il debito pubblico il vero problema. Fatto sta che domani alcuni ragazzi, per colpa di 200/300 fottutissimi euro, non potranno andare in gita con i loro amici compagni di classe. Di questo dovremmo sentirci in colpa un po’ tutti, e non per la solita retorica autocolpevolista, ma perché se siamo arrivati a questo punto la colpa è un pochino di tutti: di chi ha sempre acriticamente approvato le narrazioni filo globaliste/europeiste e di chi non ha saputo contrastare adeguatamente queste criminali narrazioni perché colluso col sistema oppure perché ha avuto paura di mettersi contro l’opinione pubblica dominante che era in clamoroso errore.
(Crocifisso Aloisi)
