Partecipanti triplicati al Convegno “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”. La risposta del personale della scuola alla cancellazione ministeriale del corso di formazione contro la militarizzazione delle scuole

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Partecipanti triplicati al Convegno “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”. La risposta del personale della scuola alla cancellazione ministeriale del corso di formazione contro la militarizzazione delle scuole

Il convegno di formazione/aggiornamento per il personale della scuola, promosso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vietato dal ministro Valditara, in spregio al CCNL della scuola e, soprattutto, in assoluto contrasto con la nostra Costituzione (ricordiamo almeno gli articoli 11 e 33) non solo si è svolto regolarmente, ma è stato seguito da migliaia di partecipanti dimostrando quanto pensiero critico, nonostante la repressione, sia oggi presente nel mondo dell’istruzione, informa l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

Oltre il triplo di partecipanti rispetto ai mille che si erano iscritti al convegno annullato, scrivono nel comunicato. La qualità delle relazioni, l’ampiezza dei temi affrontati, la scientificità delle argomentazioni proposte hanno rappresentato la risposta migliore alle provocazioni del ministro, secondo cui “gli organizzatori hanno scambiato la formazione per una occasione di indottrinamento contro il governo”. Un governo che, sempre secondo Valditara, “difende la scuola costituzionale e mette al centro il rispetto verso lo studente e la necessità di una formazione seria e non ideologica”.

Di fatto il ministro imputa all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università il modo di procedere di questo governo, sempre più preoccupato che nelle scuole e nelle università si possa esprimere, nonostante circolari e direttive, un pensiero critico e libero.

L’impegno dell’Osservatorio per una scuola che impara a gestire i conflitti e educa alla pace prosegue. Oggi pomeriggio con manifestazioni in 40 città italiane per riaffermare che il 4 novembre non c’è nulla da festeggiare.

“Un’orrenda carneficina, come fu la prima guerra mondiale, figlia dello scontro fra le nazioni più importanti della “civile Europa”, va studiata e condannata, senza se e senza ma.Ma il medesimo impegno verrà profuso, giorno dopo giorno, per fermare l’israelizzazione dello studio e del sapere, perché la ricerca e la pedagogia mettano al centro i diritti sociali e l’impegno per un mondo libero da genocidi e guerre. L’unico futuro per il quale vale la pena lavorare”, conclude l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

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