Silvana Sale
Nel pieno delle tensioni geopolitiche nella regione del Golfo Persico, le Guardie della Rivoluzione della Repubblica Islamica mandano un comunicato esplicito e chiarissimo.Il messaggio è stato diffuso attraverso media statali iraniani e successivamente ripreso da diverse agenzie di informazione in Medio Oriente e in altri paesi.
Al centro della comunicazione vi è uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio energetico globale.In questo contesto, l’IRGC ha formulato una dichiarazione diretta rivolta ai paesi arabi ed europei riguardo alle relazioni diplomatiche:”Qualsiasi paese arabo o europeo che espella gli ambasciatori di Israele e degli Stati Uniti dal proprio territorio otterrà piena libertà e il diritto di transitare nello Stretto di Hormuz a partire da domani.”Nella stessa comunicazione viene riportato anche un ulteriore passaggio:”Sono le nostre forze armate che determineranno la fine della guerra.Le forze statunitensi non decideranno quando il conflitto terminerà.”
Secondo quanto diffuso, la misura indicata riguarderebbe la possibilità per le navi dei paesi che adottassero tale decisione diplomatica di navigare senza ostacoli attraverso lo stretto.A tutti gli altri che invece decideranno di essere complici della millesima guerra di conquista violenta firmata USA e Israele verrà impedito.
La notizia rimbalza come un grido di forza e determinazione dopo la pubblicazione iniziale nei canali di informazione iraniani, diventando rapidamente oggetto di discussione nell’ambito delle dinamiche politiche e strategiche del Medio Oriente.Lo Stretto di Hormuz rimane infatti uno dei punti nevralgici del traffico marittimo mondiale, e ogni dichiarazione che riguarda il suo controllo o l’accesso alla navigazione assume immediatamente una rilevanza internazionale significativa.In questo scenario, le parole delle Guardie della Rivoluzione iraniane si inseriscono nel quadro più ampio delle tensioni e stabiliscono con uno schiaffo netto l’importanza di una sovranità che spetta di diritto al popolo che la difenderà con determinazione e giustizia.
Ora spetta al resto del mondo parteggiare per evitare di essere complici di assassini o ripristinare insieme all’Iran gli equilibri mondiali.

